Linfa friulana

Si chiama Cagnina di Romagna ma sembra Refosco Doc. E lo è. Proviene infatti dal vitigno friulano, al tempo in cui arrivò dalla Dalmazia e dal Carso la pietra calcarea per costruire i grandi monumenti di Ravenna nel 1200. Evidentemente alla pietra restò attaccata, per così dire, la vite. Infatti il Cagnina di Romagna è molto simile al Terrano d'Istria e del Carso; nella parlata locale di Ravenna, al nome Cagnina si aggiunge la specificazione 'de grasp ros' (dal raspo rosso), così come il vino friulano è definito 'dal peduncolo rosso'. Acclarata l'origine di questo esemplare dei vini dell'Emilia Romagna, prodotto nelle province di Ravenna e Forlì, portiamolo agli occhi, al naso, in bocca.

Colore profumo gusto

Il Cagnina si gusta al meglio in gioventù, allo scadere dell'estate che segue la vendemmia, servito alla temperatura di 12-14°C in calici per vini rossi giovani. Molto gradevole al pasto, questo vino di Romagna tinge il bicchiere di rosso violaceo, avvolgendo profumo vinoso mentre al gusto esibisce un certo corpo percorso da tannini morbidi e lieve acidità, per una gradazione minima di 11 gradi
Quindi il Cagnina di Romagna è diverso dai vini friulani o sloveni con cui è imparentato, sia per le caratteristiche pedoclimatiche del territorio, sia per le pratiche di vinificazione che in terra romagnola tendono a privilegiarne le caratteristiche più calde e turgide.
La zona di produzione comprende i comuni di Bertinoro, Castrocaro Terme e Terra del Sole, Cesena, Forlì, Forlimpopoli, Longiano, Montiano, Modigliana, Dovadola, Predappio, Mercato Saraceno, Meldola, Roncofreddo, Savignano sul Rubicone, Gatteo e San Mauro Pascoli in provincia di Forlì-Cesena; Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Faenza e Riolo Terme in provincia di Ravenna.

Per saperne di più

www.consorziovinidiromagna.it