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Era il 1984. Un emergente Giovanni Minoli dirigeva un programma quotidiano della RAI. “Che fai,mangi ?”, condotto da Carla Urban ed Anna Bartolini, dagli studi di corso Sempione insegnava agli italiani a mangiare ed a difendersi dalle bugie della pubblicità e dagli stratagemmi della grande distribuzione. La difesa dei consumatori faceva i primi passi ed anch’io, dietro le quinte di questo programma di nicchia (come tutte le nicchie di una RAI romano centrica) portavo nello studio-cucina i più grandi ristoranti d’Italia. La Darsena di Lido di Jesolo era tra i locali della buona Italia che fecero vedere la valenza del pesce vivo, la succulenza delle ricette della semplicità. Il patron era Ambrogio Soncin, di una dinastia chiamata “I mochè” (i pescatori di moleche) per via della sua origine. Al suo fianco, in cucina, dal 1977, lo chef, Adriano Vazzola, anche lui nato proprio a Cortellazzo, all’ingresso di Jesolo Pineta. Nulla è cambiato da quel 1984; Ambrogio Soncin (con l’aiuto di moglie figlie e generi) manda avanti la grande elegante Darsena; Adriano è sempre ai fornelli di quella prima Darsena a cui, nel tempo, “I Mochè” hanno aggiunto altri locali come l’attigua Trattoria ai Pescatori e La Castellana.
Sono tornato alla Darsena seguendo la strada della emozione. Già il fascino di uscire da Bibione, capitale delle vacanze marine in Italia i cui grandi numeri non hanno compromesso gli ampi spazi verdi, poi percorrere le strade nazionali a sud dell’autostrada, tra il serpentone di traffico ed il mare, la sera, al tramonto, cosa che ha voluto dire trapassare spazi ancora a campagna,attraversare fascinosi silenziosi terreni ancora coltivati. Il grande parcheggio alberato accanto al placido scorrere del Piave ed al pontile della Darsena, sarà il biglietto di visita di questo grosso ma adeguato locale, sempre più bello per le sue rinnovate calde sale che si rincorrono, e che si affacciano da grandi vetrate sulle acque e sul verde. Ambrogio Soncin e un valido sorridente personale offrono una buona carta dei vini ed un menu accattivante soprattutto se voi, come chi scrive, stanchi delle pseudo raffinatezze della ricerca a tutti costi, siete per l’intelligente professionale rispetto della tradizione e della materia prima. Ecco allora l’originalità della crema di dentice, la succulenza della granseola semplicemente lessata, la freschezza del misto (uova di seppie, folpetti, meravigliose canocchie, gamberetti) a vapore, canestrelli gratinati. La zuppa di pesce (e chi la fa più?) è quella classica, con i bei pezzacchiotti interi, e poi la meravigliosa sapidità del risotto San Valentino, un trionfo di mare. Perfetta l’anguilla alla brace, magistrale l’asciutto fritto misto. Dalla cartina dei dolci, ho scelto panna cotta e tirami su. 50-60 euro spesi volentieri (ma perché far pagare ancora 2,5 euro di coperto?!).
Chiuso: Mercoledì sera e tutti i giovedì.
Sempre aperto da metà maggio a metà settembre, ad eccezione del giovedì a pranzo
Carte Di Credito: Tutte