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La Buca - ZIBELLO (PR)

Da cinque generazioni una gestione al femminile

43010 ZIBELLO (Parma) - Emilia Romagna
Via Ghizzi, 6
0,53 Km dal centro
Telefono
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Voto: 14/20
Il voto è stato personalmente espresso dal Sig. Edoardo Raspelli, in seguito ad una visita presso la presente struttura.

Quando si dice: “Un tuffo nel passato”. Quando si sogna: “Il tempo sembra essersi fermato”. Non ci sono soltanto i muri, le case, le persone: qui ci trovate l’atmosfera, quel senso quasi palpabile e piacevolissimo di immobilità, di staticità. Anche il tempo, questo tempo, contribuisce: anche la nebbia, che ormai, in questa stagione, in questi primi giorni di pieno autunno sembra voler accompagnare la dolce malinconia della Bassa.
Le prime nebbie ovattano questo angolo di pianura padana, questo pezzetto di provincia di Parma dove l’umidità è il trionfo della gola: non il clima asciutto che a Langhirano dà il prosciutto di Parma, ma l’umidità che ti entra nelle ossa e che, però, contribuisce a rendere grandi salami e culatelli.
Cercatevi fuori dal centro di Zibello questa trattoria che ha compiuto i 112 anni; cercate nella verde periferia questa isolata casetta a due piani, ai limiti dello scorrere del Po, preceduta da un’ampia aia ed affiancata da quel pergolato verde dove sarà stato bello sorseggiare l’aperitivo.
Le toilette, bellissime, sono, come una volta, esterne; poi, dentro, si respira la stessa aria che i fondatori devono aver assaporato dalla fine del Milleottocento. Si supera una bussola di vetro ed eccovi le salette intime, raccolte, romantiche, che nessuno, per fortuna, nei decenni, ha devastato.
Prevale il legno a dare calore, tra i vecchi tavoli, le sedie di una volta. Il tempo passato, poi, lo testimoniano le foto e gli articoli di giornale che, nei decenni si sono accumulati tra le mani delle cuoche che qui si sono succedute.
Ora il timone è a Miriam Leonardi ed alla figlia Laura. Le donne in cucina, il genero in sala con qualche aiuto per un ambiente dove è facile riuscire a parlare sotto voce, che non vuol dire essere malinconici, ma esprimere rispetto per il luogo e, anche, tanta attenzione per quello che arriverà in tavola.
Infine, poi, una volta tanto, qui non risuona quella musica che, bella o brutta che sia, qualcuno vuole imporre dappertutto alle nostre orecchie:dal Bancomat, alla metropolitana, a bar ristoranti ed alberghi.
Il tempo si è fermato alla cassa (si paga solo in contanti), nel menu (carta giallina da macelleria di una volta), nei piatti che sono un sacrosanto omaggio alla pura cucina di Parma e della valle del Po.

Si mangia il culatello di Zibello di quella quindicina di produttori riuniti nel consorzio artigianale che ha per simbolo il cartiglio a quadretti rosa e bianchi (il consorzio di cui è anima Massimo Spigaroli del Cavallino Bianco e del Relais Corte Pallavicina di Polesine Parmense). Poi spalla cotta e salame.
Quindi i classici primi come i perfetti tortelli di ricotta e le tagliatelle ai funghi porcini che arrivano da quella mecca gastronomica che è Albareto, sopra Borgotaro.
Discrete le lumache, perfetta la lingua stracotta al forno, succulento il pollo alla cacciatora.
Al dessert, il grande Parmigiano Reggiano della zona di Bardi e il dolce di semolino con lo zabaglione.
50-60 euro (compresi, accidenti, 2, 5 di coperto). Di là dalla strada, un piccolo relais di due stanze ed una suite se non volete rinunciare al vostro bicchiere di vino a tavola.
 

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