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E’a Sirmione senza Sirmione; è in uno degli angoli più turistici d’Italia e del mondo, ma vi sembrerà di essere fuori dal mondo. E’ nel cuore, gastronomicamente pericoloso, del turismo di massa, della becera ristorazione dei grandi numeri fatti in qualche modo, ed invece troverete, sia in sala, sia ai fornelli, tanta, inaspettata, professionalità. La vostra meta, comunque, è quella lingua di terra cantata dall’antichità romana e che oggi, in stagione, pullula di centinaia di migliaia di formichine che riempiono le colate di cemento che qualcuno chiama alberghi e che invadono i bazar dell’inutile e della paccottiglia che qualcuno chiama negozi.Avrete lasciato la strada statale che costeggia la sponda sud del lago di Garda davanti al grande aereo impianto semaforico che vi fa entrare nella penisola. Avrete subito la frazione di Colombare, più tranquilla, meno celebre del comune capoluogo, ma accattivante per certi suoi angoli, per certi suoi bar appartati e da scoprire, per il fascino e la ricchezza di alcuni dei suoi negozi e di certe sue seconde case. Sulla destra, eccovi un locale dal nome antico che, trafficata com’è la strada che gli passa davanti, potrebbe essere un inno alla ristorazione tirata via, un peana alla cucina “un tanto al tocco”. Invece, eccovi una piccola sorpresa. Innanzi tutto, questa è la stagione giusta, a mio parere, per venire da queste parti: i turisti “mordi e fuggi” se ne sono andati, il tempo magari vi regala ancora qualche bella giornata di sole e di tepore… Chissà, allora, se potrete godere la gioia inaspettata, qui, all’Antica Contrada, di poter mangiare nel romantico, piccolo fiorito giardino che, stretto rettangolo, si protrae verso il lago arrivando quasi (dico:quasi) a lambirlo? Avrete parcheggiato fuori, subito lì,facilmente al giorno d’oggi, ed anche se saranno le 14(a differenza di altri più titolati locali, leggi l’Esplanade di Desenzano, per il resto ottimo) non avranno problemi a dar da mangiare anche al cliente sconosciuto. Il piccolo ingresso, il banco del bar (che serve solo al ristorante) e poi la sala rettangolare che si protrae verso l’acqua del Benàco con il suo caldo intimo raccolto arredo di taglio rustico con tocchi di eleganza. Non sarete svenati: spenderete 60-70 euro per un pranzo medio completo scelto in un menu in cui gli eventuali piatti surgelati sono regolarmente contraddistinti da un asterisco. Il coperto costa 3 euro, ma viene fatto pagare solo ad una clientela che (da queste parti capita spesso), occupa un tavolo per mangiare spaghetti ed insalata. Ecco, quindi, una discreta cucina impostata soprattutto sulla pasta fresca casalinga e sul pesce di mare: crudo di scampetti, spigola, ostriche, carpacci, tartare di tonno, tagliolini alla succulenta cicala di mare, la ghiotta tagliata di tonno, il corretto rombo in padella. Al dolce, eccellente piccola pasticceria, panna cotta giustamente sapientemente professionalmente tremula e leggera.
Carte Di Credito: Tutte
Chiuso: Tutto lunedì e martedì a mezzogiorno