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Voto 15.5/20
La votazione indicata è stata espressa personalmente da Edoardo Raspelli dopo aver visitato la stuttura.
“Roma si accende di milioni di piccole luci; tra le fronde dei secolari pini marittimi la cupola di San Pietro scintilla nella notte corrusca…” e voi vi sentirete senza parole, basiti, incapaci di dire con parole più belle, più intense di queste le vostre sensazioni, le vostre emozioni.
E tutto questo in un ristorante: può “un posto dove si mangia” sprigionare questa poesia? Può una elegante, ma pur sempre banalissima, “mensa” farvi scaturire sensi di ogni bellezza? Sì, se, più che in un ristorante, siete in un posto d’incanto, in un ambiente di fiaba.
Lo Splendide Royal spalanca il suo piccolo augusto portone su Porta Pinciana, di fronte al Muro Torto, ad un passo dalla cima di via Veneto. Oltrepassato il ricevimento (che mi pare stia perdendo la meravigliosa aureola di grande classe di un tempo) si sale all’ultimo piano e siete in paradiso. Con la bella stagione i posti all’interno, tra argenti stucchi specchi, si affacciano sulla lunga e stretta balconata che offre il panorama del Wahalla.
Siete più alti dei giganteschi cedri del Libano che incorniciano l’immenso panorama su Roma ai vostri piedi. All’imbrunire, sulla balconata fasciata di ferro battuto si accendono candele ed applique. I bassi suoni di un cd e le tenui voci dei clienti occupano la serata; nel cielo sempre più scuro, nel silenzio, si stagliano, lontani, gli aerei in decollo.
Bruno Borghesi ed il cugino (entrambi di straordinaria esperienza e grandissima classe) coccolano un manipolo di camerieri che hanno le movenze degli angeli e che sono, pressoché, il simbolo della perfezione.
In questo posto di lusso, dove l’opulenza è unita alla discrezione, al saper vivere, alla disponibilità, al rispetto per il cliente, alla classe, il cibo è all’altezza del tutto, con assortimento e grande qualità.
Si comincia con i pre-antipasto cortesemente offerti che brillano per la loro originalità e la loro bontà, dal pinzimonio, al piccolo sushi, ai bocconconi caldi e freddi.
Poi mi sono fatto portare un classico come la terrina di fegato grasso con gelatina al Sauternes, il tortino di asparagi con fiori di zucchine e rosso d’uovo croccante. La suntuosità continua con gli spaghetti alla chitarra con astice e fiori di zucchina.
Al secondo piatto la bouillabaisse, la zuppa di pesce profumata di zafferano che era di una bontà, di un equilibrio da andar giù di testa.
Al dessert, ricordatevi che i soufflè sono tipici della grande cucina classica e qui sono perfetti.
I sogni si pagano; il paradiso, anche se terrestre, è difficile da raggiungere: risparmiate (se potete e volete) su sigarette liquori e partite di calcio e con 220-250 euro toccate il cielo.
Anche l’albergo, tra locali comuni e stanze, è di una classe di un’eleganza e di una raffinatezza con pochi eguali.