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Raspelli tra D.O.P., I.G.T. e S.T.G.

Un critico ha il compito di mostrare pregi e difetti del mondo che ci circonda, sia che assuma le sembianze di un prestigioso quadro surrealista, sia dei prodotti tipici della nostra Italia. E questo compito viene compiuto con grande serietà da Edoardo Raspelli che incontriamo per avere qualche informazione in più sui prodotti italiani di qualità.

Dr. Raspelli, parliamo di marchi di qualità. Cosa si intende e come si arriva ad ottenere questi "riconoscimenti"?
Il marchio di qualità certifica che il prodotto sul quale è apposto possiede determinate caratteristiche di qualità o che è stato prodotto seguendo specifiche procedure. Oggi i marchi riconosciuti in Italia sono DOP, IGT e STG.
Può spiegarci da dove nasce l'esigenza di queste certificazioni e cosa significano queste sigle?
Nascono certamente dalla necessità di garantire ai consumatori prodotti di qualità, una qualità che sia riconosciuta a livello europeo. La sigla DOP, Denominazione di Origine Protetta, per esempio, è un marchio di tutela giuridica della denominazione, attribuito ad alimenti le cui caratteristiche di qualità dipendono dal territorio in cui vengono prodotti, ove per territorio andiamo a considerare sia fattori naturali che umani, la cui combinazione consente di ottenere un prodotto senza eguali.
E cosa si intende per IGP?
IGP, acronimo di Indicazione Geografica Protetta, è un marchio di origine attribuito a tutti quei prodotti che possiedono determinate caratteristiche qualitative che dipendono in primo luogo dall'area geografica di origine e successivamente anche dall'area in cui sono stati trasformati o elaborati.
Per STG, invece?
Indica una Specialità Tradizionale Garantita, un marchio introdotto dalla CEE al fine di tutelare tutte quelle produzioni contraddistinte da preparazioni o modalità di produzione tradizionali.
Quanti prodotti italiani hanno ottenuto questa certificazione?
Sono circa 160, ma vede, il consumatore deve fare molta attenzione anche in questi casi.
Anche in questi casi? Ma come? L'ottenimento di questi marchi non è una garanzia di qualità per il consumatore?
In realtà...NO. Mi spiego meglio. Prendiamo in considerazione la Bresaola della Valtellina; questo pregiato salume che ha ottenuto il riconoscimento IGP, viene ricavato da alcune parti di bovino come fesa, sottofesa, magatello, punta d'anca e sottosso. Tuttavia, chi ci assicura che le carni utilizzate siano italiane e non provengano da bovini allevati e macellati in altre zone, come il Brasile o l'Argentina? Nessuno, ovviamente. E nessuno, quindi, ci dà la certezza che queste carni siano fresche o congelate.
Questo è molto grave e mi induce a capire che quello della bresaola non sia l'unico esempio.
Certo. Tra i prodotti tipici italiani possiamo citare anche lo Speck dell'Alto Adige, per esempio. Questo salume si ricava dalle cosce di maiale, ma se ci si soffermasse un po' a riflettere, ci si renderebbe conto che l'Alto Adige non è di certo terra di maiali, di molti maiali per lo meno. Quindi anche in questo caso, visto che il disciplinare di produzione non lo prevede, chi ci assicura che questa tipicità italiana non sia prodotta con carni congelate provenienti dall'Olanda o chissà dove?
Quale potrebbe essere la soluzione?
Soluzione...Si dovrebbe ottenere una tracciabilità del prodotto di provenienza, ma oggi solo alcuni produttori lo fanno, per ovvie motivazioni. La legge dovrebbe rendere obbligatorio l'inserimento della provenienza della materia prima. Ecco come si dovrebbe operare per poter tutelare realmente in consumatori, in modo che si rendano conto di cosa mangiano e soprattutto da dove proviene cosa mangiano.

Dr. Raspelli, grazie per la Sua disponibilità e...alla prossima intervista.

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