C'è un itinerario, nella parte più a sud della Bassa Milanese, già oltre il confine con quella che, dal 1992, è diventata la provincia di Lodi, curioso e particolare oltre che interessante e stimolante: è quello che porta alla scoperta dell'unica enclave milanese in terra lodigiana, cioè San Colombano al Lambro, i cui abitanti, quando venne costituita la nuova Provincia, preferirono continuare ad avere Milano come capoluogo.
Questa deliziosa cittadina di antiche origini deve il suo nome al monaco irlandese Colman (che in latino si diceva appunto Colombanus), che tradizione vuole sia arrivato sin qui nel corso del suo lungo cammino dalla terra natia verso Bobbio, dove finalmente approdò nell'anno di grazia 614 per presto fondarvi il suo celeberrimo monastero.
Situato in una stupenda posizione ai piedi di morbide colline coperte di generosi vigneti, San Colombano al Lambro si presenta come un borgo antico che ha saputo conservare al meglio le testimonianze medioevali dei suoi illustri trascorsi: non per niente una lapide affissa su una torre superstite del castello locale ricorda che nel 1353 persino il grande poeta Francesco Petrarca fu ospite della città, invitato espressamente dall'allora vescovo di Milano Giovanni Visconti.
Tra le vestigia architettoniche e artistiche del passato di San Colombano al Lambro, un posto in primo piano spetta all'Oratorio di San Rocco, inglobato nel parco di una villa, e alla chiesa parrocchiale di San Colombano Abate, edificata nel 1499 anche se la facciata neoclassica è dell'Ottocento. Proprio davanti alla chiesa parrocchiale c'è la torre del Quattrocento che ricorda la visita del Petrarca: in origine, questa torre proteggeva l'ingresso al castello che, distrutto dal Barbarossa, venne da lui stesso fatto ricostruire, per poi subire numerosi passaggi di mano sino alla famiglia Belgioioso, che ne rimase proprietaria fino alla prima metà del Novecento.
Per saperne di più
www.sancolombano.it