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A Capraia per un itinerario via dalla pazza folla

Per gli antichi Greci era Aegylon megas, ma poi vennero i Romani e il suo nome cambiò: latinizzando la parola etrusca Kapra, che significava 'pietra', ribattezzarono l'isola una volta per tutte chiamandola Capraia. Cuioè la meta ideale per un itinerario via dalla pazza folla. La destinazione giusta per chi è in cerca di un contatto vero con la natura.
Lunga otto chilometri e larga quattro, per un totale di 19,3 chilometri quadrati di superficie, dopo Elba e Giglio Capraia è, per dimensioni, la terza isola dell'Arcipelago Toscano. La sensazione che si prova arrivandovi, è quella di essere capitati in un borgo dove il tempo si è fermato. Il porticciolo è il cuore dell'isola: il punto d'incontro dei pescatori e dei pochi abitanti. Arroccato sulla sinistra, ecco il paese: solo poche case, tutte basse e tutte affiancate l'una all'altra.
Pochi anche gli edifici storici: oltre alle quattro antiche Torri di avvistamento (della Regina, del Porto, del Bagno e dello Zenobito) e al Forte di San Giorgio (con un nucleo primario eretto dai Pisani e uno successivo voluto dai Genovesi), da vedere ci sono la chiesa romanica dell'Assunta, al Porto, quella dedicata a S. Antonio con il Convento dei Francescani, costruita nel Seicento in stile Barocco, e la chiesa di S. Nicola, le cui origini risalgono al Quattrocento.
Per il resto, protagonista incontrastata è ancora la natura. Spettacolare, e da gustare al meglio con un giro in barca, il versante occidentale tutto grotte, insenature e pareti a precipizio sul mare. Più tranquillo quello orientale, che digrada lentamente verso calette solitarie. In mezzo, una dorsale montuosa che arriva sino a 450 metri di quota ed è attraversata da decine di sentieri: varrebbe la pena di percorrerli tutti, perchè ognuno porta a scoprire un volto particolare di Capraia, ciascuno regala sensazioni ed emozioni diverse, ma ugualmente indimenticabili.
Per esempio, seguendo una vecchia mulattiera profumata di erica, corbezzolo e rosmarino, si arriva fino al Laghetto, l'unico invaso naturale dell'Arcipelago. Un altro sentiero conduce al Monte Le Penne: seguendola, a un certo punto una deviazione permetterà di raggiungere quella parte dell'isola che per un secolo ha ospitato la Colonia Penale Agricola. Superato il muro che limitava la zona del carcere, il sentiero scende di nuovo verso il Porto. E, una volta arrivato di nuovo lì, non c'è turista, nemmeno il più pigro, che non sia pronto per imboccare un'altra antica mulattiera, per ricominciare a scoprire le meraviglie di un altro spettacolare itinerario nella natura.

Per saperne di più

www.isoladicapraia.it
www.isoladicapraia.com

Patrizia Ribuoli
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