Una regione in bottiglia

Manca nulla al vino Molise doc per caratterizzare il vino molisano, che nasce su 7.650 ettari a vite, con una produzione annua di circa 350.000 ettolitri, anche se i vini DOC e IGT rappresentano ancora una percentuale molto bassa sul totale. Il vino Molise doc copre una vasta area della regione, estesa sui territori collinari e pedecollinari di una settantina di comuni delle province di Campobasso e Isernia, compresi i due capoluoghi. Danno lustro al Molise Doc i vitigni di Montepulciano e il Sangiovese tra i rossi e in misura minore per quantità il Merlot, Cabernet Sauvignon e Aglianico; fra i bianchi i più diffusi sono Trebbiano, Falanghina, Fiano, Bombino Bianco, Chardonnay, Pinot Bianco, Greco e Moscato Bianco.

Dolce e passito

Tra i vini dolci ha un posto d’onore per bouquet e finezza il vino Molise doc Moscato Passito, proveniente da uve sottoposte ad appassimento. Le procedure di appassimento, ammostamento e imbottigliamento di questo vino devono avvenire, secondo il disciplinare di produzione del Molise doc, in stabilimenti situati nell’ambito regionale. L’appassimento può avvenire direttamente sulla pianta, nel modo più naturale e spontaneo oppure in locali adibiti opportunamente a questa funzione. Una curiosità: le uve del Moscato erano conosciute nell’antichità con il nome di uve “apiane” perché, raggiunta la maturità, attiravano le api. Se le origini di questo vitigno sono, come pare, greche, la coltivazione della vite in Molise risalirebbe ai Sanniti, i quali avrebbero imparato l’arte di fare il vino e altre bevande fermentate dai Greci e dagli Etruschi, mentre la viticoltura in Molise si sarebbe intensificata solo in epoca romana.