500 di questi anni, Andrea! Sarebbe lo slogan più appropriato per cominciare a celebrare il cinquecentenario della nascita di Andrea Palladio, probabilmente il più influente ed il più conosciuto degli architetti vissuti negli ultimi cinque secoli, l'unico che ha dato il suo nome ad uno stile che ha avuto influenze fino al di là dell'oceano. La sua storia e il suo lavoro si sviluppano soprattutto nel Vicentino. Solamente qui si può veramente conoscere e riconoscere il suo ingegno. Come ha scritto Guido Piovene nel suo "Viaggio in Italia", "…conoscere Palladio, la Basilica, la Loggia del Capitanio e gli altri attraverso gli studi è una conoscenza imperfetta. Bisogna vederlo a Vicenza"

Ecco allora un'ottima occasione per un tranquillo tour in città e nei dintorni, all'insegna della lentezza e del silenzio, per assaporare al meglio l'atmosfera di questi luoghi. Si chiama Valle del Silenzio, infatti quella valle verde e riposante che sembra uscita da una pittura del ‘500, dove si affacciano alcune belle ville della periferia cittadina. Lasciando il centro città si costeggiano, anche a piedi, viottoli lastricati bordati da alti rampicanti, mentre su un lato si affacciano cancelli imponenti e balaustre eleganti. Come quella della villa Valmarana ai Nani che, pur non essendo di progettazione palladiana, offre, tra tanti spunti di attrazione, i magnifici affreschi di Gian Battista Tiepolo.

Gli angoli segreti di Vicenza sono quindi sorprendenti. Le famose ville progettate dal Palladio rispondevano alla necessità di un nuovo tipo di residenza rurale: spesso con un unico piano principale abitabile, concepita come centro per controllare l'attività produttiva, da cui derivava probabilmente la maggior parte del reddito del proprietario, e per impressionare gli affittuari e i vicini oltre che per intrattenere gli ospiti importanti. Queste residenze stabilivano una presenza sociale e politica nelle campagne ed erano adatte per il riposo, la caccia, e per sfuggire dalla città, sempre potenzialmente malsana. Le facciate, dominate da frontoni di solito decorati con le insegne del proprietario, annunciavano una potente presenza in un vasto territorio pianeggiante.

Accanto alle famose ville di campagna, fra il 1542 e il 1550 Palladio era impegnato nella progettazione di importanti palazzi di città, tutti a Vicenza: il palazzo Thiene, il palazzo Porto, e il palazzo Chiericati. Se la base economica delle principali famiglie delle città venete derivava dalla campagna, la vita politica convergeva invece nei centri urbani, dove la maggior parte di coloro che costruivano e possedevano palazzi controllavano gli affari cittadini come consiglieri. Che si trattasse di committenti pubblici o privati, veneziani o vicentini, nobili o commercianti, Palladio lavorò indifferentemente per gli uni e per gli altri, mise tutti d'accordo in nome di un'architettura che, proprio perchè ispirata agli ideali della classicità, suscitava incondizionata ammirazione. Un'architettura che si preannunciava universale anche per questo aspetto.

Una gran parte dell'opera architettonica di Palladio fu realizzata nel centro storico, contribuendo a mutare in modo profondo l'aspetto della città. Tanto che Vicenza è oggi tra le città italiane con il numero più elevato di complessi monumentali in rapporto all'estensione e ciò la rende un vero e proprio inaspettato gioiello agli occhi dei visitatori. Forse sono le parole di Goethe, nel suo "Viaggio in Italia", che più di altre riescono ad esprimere il valore, l'importanza e il fascino dell'opera palladiana che risiede in città: "sono giunto da poche ore, ma ho già fatto una scorsa per la città e ho visto il Teatro Olimpico e gli edifici del Palladio ... soltanto avendo innanzi agli occhi questi monumenti, se ne può comprendere il grande valore. Con la loro mole e con la loro imponenza essi devono, per dir così, riempire gli occhi, mentre con la bella armonia delle loro dimensioni, non solo nel disegno astratto, ma in tutto l'insieme della prospettiva, sia per quello che sporge, che per quello che rientra, appagano lo spirito. E questo è proprio, secondo me, il caso del Palladio: un uomo straordinario, e per quello che ha sentito in sè, e per quello che ha saputo esprimere fuori da sè."
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