Nel refettorio del convento domenicano affacciato sulla tranquilla piazzetta, oggi adibita a parcheggio, adiacente la bella chiesa di Santa Maria delle Grazie, campeggia su una intera parete il magnifico affresco di Leonardo da Vinci datato 1495-1497, iscritto nella lista UNESCO del patrimonio dell’Umanità da preservare. Il pellegrinaggio di artisti e appassionati d’arte non si è ancora interrotto dal giorno in cui il pittore vinciano concluse la sua opera. 

Oggi ha finalmente subito un perfetto restauro, molto prima del quale, nel 1905, lo scrittore inglese Aldous Huxley ebbe a dire, di fronte all’affresco, che quello era “la più triste opera d’arte del mondo”, appunto per via del degrado cui era soggetto. In realtà l’Ultima Cena non è un vero e proprio affresco. Quest’ultima tecnica si eseguiva applicando la pittura sull’intonaco ancora fresco, appunto, così che la base e il colore asciugassero insieme. Era una tecnica che chiedeva al pittore una certa velocità di esecuzione, cui Leonardo non aveva intenzione di adeguarsi. Così adottò un sistema su base secca con colori a tempera forte, col risultato che le figure iniziarono presto a deteriorarsi.

Il ben riuscito restauro è stato ultimato nel 1999. La parete che fronteggia il dipinto di Leonardo ospita un altro affresco, vero questa volta, ed è la Crocifissione di Donato Montorfano (1495), che nel suo piccolo è un altro capolavoro. 
La chiesa di Santa Maria delle Grazie, anche questa nella lista UNESCO del patrimonio dell’Umanità, fu fondata nel 1463. Si presume che il progetto sia stato del Bramante, ma poi realizzato da maestranze lombarde. L’attiguo convento ospitò dal 1553 al 1778 gli uffici dell’Inquisizione.