Se da Senigallia, scelta come esempio di cittadina turistica universalmente nota, ci s'inoltra verso l'interno collinare, si capisce perchè Guido Piovene ha scritto "L'Italia con i suoi paesaggi è il distillato del mondo e le Marche dell'Italia. Qui abbiamo l'esempio più integro di quel paesaggio medio, dolce, senza mollezza, equilibrato, moderato, quasi che l'uomo stesso ne avesse fornito il disegno".
Nel saliscendi tra intrecci di strade, colline, borghi, castelli, campi di cereali e girasoli, è piacevolissimo sostare in trattoria o nelle botteghe ben fornite di salumi, pecorini, pani e dolci, olio extravergine, tartufi e funghi, cicerchie, lonzini di fico e sapa. Che c'entrano i fichi con i salamini? È una lunga storia che parte dalla conservazione dei fichi, scorta alimentare delle famiglie contadine per l'inverno, in particolare nella zona della Vallesina: uno dei metodi di conservazione era quello di preparare un "salamino" con fichi essiccati al forno e al sole di settembre. Una volta macinati, sono impastati con mandorle e noci tritate, aromatizzati con semi di anice e mistrà, avvolti in foglie di fico e legati con spago di lana. Gradevolissimo come fine pasto, si serve con miele o sapa, magari vicino ad un formaggio di media stagionatura, in dolce compagnia di un passito locale. La cicerchia è una leguminosa a granella, originaria del Medio Oriente, considerata "povera", per quella buccia piuttosto coriacea e il sapore brusco dei suoi frutti, anche se altamente resistente alle avversità del clima e del terreno. Negli ultimi anni, un gruppo di agricoltori di Serra de' Conti riuniti in cooperativa lo ha valorizzata, abbinandola agli spaghetti di farro, alle zuppe di legumi o ridotta in purea con cicoria. Così si riabilita la ricchezza della cucina povera.