I parchi nazionali tutelano non solo le comunità vegetali e animali di maggior rilievo del paese ma anche gli elementi geologici e geomorfologici più importanti. É questo il caso del Parco Nazionale del Vesuvio, non particolarmente ricco di fauna o di foreste, ma di grandissimo interesse geologico e storico. Uno dei vulcani più famosi del mondo, dal caratteristico profilo, la cui eruzione del 79 d.C. permise la perfetta conservazione di Pompei ed Ercolano fino ai giorni nostri. Ancora attivo, si tratta di un vulcano di tipo esplosivo. Le aree circostanti al piede del vulcano sono state popolate da sempre per la fertilità delle vulcaniti, ricche di potassio.

Gastronomia e Turismo: la carta d'identità del Parco
É il parco nazionale italiano più piccolo, ma anche più abitato e visitato: si calcola che dai 600 ai 700 mila turisti raggiungano ogni anno il Vesuvio, alle pendici del quale si estende una delle maggiori conurbazioni d'Europa.
La pressione antropica e l'espansione edilizia hanno compresso il ruolo dell'agricoltura, che soffre di carenze strutturali (proprietà molto frammentata, pochi impianti di trasformazione) e, con la parziale eccezione della vitivinicoltura (Doc Lacryma Christi), ha ormai un ruolo marginale. A testimonianza della ben nota fertilità dei terreni vulcanici resistono alcuni ecotipi di ortofrutta: i pomodorini a piennolo, le albicocche del Vesuvio, in minor misura l'uva Catalanesca (una varietà bianca da tavola, importata dai sovrani spagnoli delle Due Sicilie) e le noci di Sorrento (se ne ricava un ottimo nocino). Sono invece praticamente scomparse le ciliegie Malizia e del Monte, le prugne gialle di Ottaviano, le sorbe che - come i pomodorini - maturano appese a grappolo in locali coperti. Il pane nel parco si fa ancora con la pasta acida, in forme piuttosto grandi che si conservano anche una settimana.

Albicocche del Vesuvio
I nomi sono poetici o bizzarri. Si chiamano Boccuccia liscia o Boccuccia spinosa, Vitillo o Pellecchiella, Cafona o Baracca e poi ancora Prete, Monaco Bella e Palummella. Tracce della loro coltivazione nei territori vesuviani esistono già dal IV secolo, ma è nel 1583 che si fanno più precise, quando G.B. Della Porta, scienziato napoletano, le divide in due grandi gruppi: le bericocche (di forma tonda e polpa bianca e molle, aderente al nocciolo) e le chisomele (con la polpa non aderente al nocciolo, molto colorate, soavi e più pregiate). Tutte quante sono conosciute a Napoli come crisommole.
Il Parco del Vesuvio è una straordinaria miniera di prodotti agricoli di alta qualità e tipicità e le albicocche sono tra i più caratteristici: maturano da fine maggio a fine luglio e le molte varietà si differenziano per dimensioni, intensità del profumo, levigatezza della buccia e sapore, che va dalla straordinaria dolcezza della Pellecchiella - la migliore in assoluto - all'agro amarognolo della Vitillo.

Sede del parco:
San Sebastiano al Vesuvio (Na)
Piazza Municipio, 8
Tel. 081 7710911 fax 081 7718215
E-mail: carlo.bifulco@tin.it
Fonte: www.parks.it/parco.nazionale.vesuvio