Extravergine e con denominazione di origine protetta (DOP): è questo l'olio che la massaia e la buongustaia non può far mancare a condimento delle sue pietanze. E chi se ne intende può preferire un DOP Chianti Classico, oppure dei Monti Iblei, della Penisola Sorrentina o della Riviera Ligure, del Garda o della Terra d'Otranto, delle Terre di Siena o delle Valli Trapanesi, di Lametia o dei Laghi Lombardi. C'è solo la difficoltà o il gusto della scelta: in Italia sono ben 23 gli oli contraddistinti con il marchio DOP. E ogni DOP, caratteristico di una determinata zona geografica della Penisola, contraddistingue una delle 23 "Strade dell'olio extravergine d'oliva" che attraversano il nostro Bel Paese. A proteggere e tutelare il buon nome dell'olio italiano ci ha pensato l'Unione Europea, che ha creato il marchio DOP, ma anche l'Associazione Nazionale Città dell'Olio, con sede a villa Parigini, nel Comune di Monteriggioni (Siena), che riunisce Comunità Montane, Camere di Commercio, Province e Comuni a chiara vocazione olivicola, per promuovere l'olio extravergine di oliva ed i territori di produzione, riconoscendone il fondamentale ruolo della tradizione agricola, alimentare e culturale.

Ed è proprio l'Associazione Nazionale dell'Olio che ogni anno, a marzo, promuove l'evento "Olio Capitale - Salone degli Oli extravergini" (quest'anno alla Fiera di Trieste), che rappresenta un momento privilegiato di confronto tra i migliori produttori nazionali ed esteri e un incontro con i visitatori e i ristoratori. La manifestazione, da quest'anno, si è arricchita di numerosi appuntamenti collaterali e di itinerari gastronomici a tema, completamente gratuiti. Nell'occasione vengono anche organizzati dimostrazioni di cucina, a cura della Federazione Italiana Cuochi, che vedono l'olio protagonista quale alimento sano della salute, nonchè tavoli di confronto ed appuntamenti interamente dedicati all'utilizzo dell'oro liquido, nella cosmesi. Tra storia e leggenda, le origini dell'olio e quindi dell'olivo si perdono nella notte dei tempi. Alcuni ritrovamenti nei fondali della Palestina fanno presumere che l'origine della pianta dell'olivo risalga a 6.000 anni fa; resti della coltivazione di olivi simili a quelli selvatici di oggi sono stati trovati nell'area siro-palestinese. Secondo la leggenda l'ulivo era conosciuto già dagli Ebrei al tempo di Adamo.

La pianta forse è originaria dell'Asia Minore, più precisamente della zona tra il Caucaso, l'Altopiano Iraniano, le coste Siriane e Palestinesi, da dove poi si è diffusa nel corso dei millenni nelle zone costiere e sub-costiere di quasi tutto il bacino mediterraneo ad opera dei popoli più antichi: Babilonesi, Fenici, Egizi, Etruschi, Greci, Cartaginesi , Arabi e Romani. Gli spagnoli, successivamente, nel XVI secolo, introdussero la pianta in America, Oggi l'olivo cresce persino in Cina, Giappone, Australia, Africa del Sud, Argentina.In Italia l'olivo è stato diffuso inizialmente dagli Etruschi con qualche esemplare poi dai Fenici e dai Greci. I Romani ampliarono e potenziarono la coltivazione della pianta, grazie anche all'adattabilità dei terreni e alle condizioni climatiche, ne diffusero la coltura ed il commercio, ne classificarono le piante ed i vari tipi di olio commerciabile. All'epoca l'olivo veniva considerato un importante simbolo di ricchezza, tant'è vero che fu raffigurato sulle prime monete coniate a Crotone, ed era anche usato come elemento di scambio. In molti casi i Romani ordinarono alle popolazioni conquistate il pagamento dei tributi sotto forma di olio di oliva. Sempre i Romani riuscirono a costruire i primi strumenti per la spremitura delle olive e a perfezionare sempre di più le tecniche per conservare l'olio. La caduta dell'Impero Romano e le successive invasioni barbariche determinarono la crisi dell'olio, che tornò così ad essere raro, prezioso e riservato ad usi religiosi, a pochi privilegiati e nei monasteri. Bisogna attendere il Medioevo perchè l'olio ritorni prepotentemente protagonista dei commerci italiani, grazie alle Repubbliche Marinare di Venezia e Genova che ne favorirono il commercio, consolidando le tradizioni delle grandi aree oleicole italiane.

Presente l'olivo e quindi l'olio anche nella letteratura e nella leggenda. Omero li cita in diverse occasioni nell'Iliade e nell'Odissea: Ulisse aveva come giaciglio un albero d'olivo privato della chioma è scavato nel suo interno, attorno al quale egli costruì la sua casa. Ancora più interessante la leggenda della disputa fra Poseidone e Atena per la fondazione della città: vinse Atena, che diede il suo nome alla città, perchè creò la meravigliosa pianta dell'olivo che aveva come virtù quella di offrire un succo prezioso che non si sarebbe mai perduto nel corso dei millenni e che sarebbe stato usato in molteplici occasioni. Secondo altre leggende l'ulivo agli egiziani fu donato dalla dea Iside. Per i Greci l'olio d'oliva era nettare degli Dei, per gli Egizi dono degli dei, per i principali riti Cristiani l'olio è simbolo di pace e sapienza. Anche la Bibbia e il Corano citano frequentemente questa pianta. La Bibbia pone come simbolo di pace fra Dio e gli Uomini il ramoscello d'ulivo che fu portato dalla colomba all'arca di Noè.

Oggi, in questo nostro terzo millennio, l'olivo rappresenta una pianta indispensabile: dal frutto si produce il prezioso olio d'oliva, alimento principe nella famosa dieta mediterranea, che, oltre ai suoi molteplici benefici per la salute, è utilizzato anche nei massaggi per il corpo e nella cosmetica. L'olio di oliva è utilizzato, naturalmente, soprattutto in cucina, principalmente nelle varietà extravergine e vergine, per condire insalate, insaporire vari alimenti, conservare verdure in barattolo. Il suo elevato punto di fumo lo rende molto adatto per le fritture. È consigliato il suo uso per la ricchezza di acidi grassi (monoinsaturi). Ha delle capacità benefiche a causa della presenza di sostanze antiossidanti (fenoli e tocoferoli), equivalenti alla vitamina E, in grado di combattere il colesterolo.Il sapore dell'olio può variare molto a seconda delle varietà di olive da cui è prodotto, luogo di produzione, grado di maturazione, modalità di raccolta del frutto, ecc.

L'olio è anche usato per la produzione del sapone. Un tempo si usava anche come farmaco e come combustibile per le lampade ad olio.In Italia, la maggiore produzione è concentrata in dieci regioni, prevalentemente del Sud: in testa alla classifica Puglia e Calabria, con una produzione che supera di parecchio i due milioni di quintali l'anno; seguono nell'ordine Sicilia, Campania, Abruzzo, Lazio, Toscana, Sardegna, Umbria e Basilicata.

Rosanna Fudoli