Il ferro, che è un metallo estratto da minerali (quasi mai si rinviene puro in natura), si usa solitamente per produrre acciaio, che è una lega a base di ferro, carbonio e altri elementi. Il ferro è il metallo in assoluto più usato dall'umanità, rappresenta da solo il 95% della produzione di metalli del mondo. Le prime prove d'uso del ferro vengono dai Sumeri e dagli Egiziani, che già 4000 anni prima di Cristo lo usavano per piccoli oggetti, come punte di lancia e gioielli ricavati dal ferro recuperato da meteoriti. I composti del ferro più utilizzati sono la ghisa, l'acciaio e, naturalmente, il ferro battuto, utilizzato nelle diverse epoche storiche a scopi strutturali e decorativi.

L'artigianato del ferro battuto comincia a diffondersi in Italia già in epoca medioevale, un po' in tutte le regioni. In tutto l'arco dolomitico, che, ricco di minerali ferrosi, si prestava facilmente all'attività estrattiva, ne uscirono persino mutati gli assetti territoriali fino ad allora presenti, condizionando anche la nascita dei primi insediamenti urbani: la vita dei pascoli si intrecciava a quella delle miniere: la "Strada della Vena". In Umbria, sin dal Medioevo, l'artigianato del ferro è una componente caratteristica della regione. Testimonianze antiche ed attuali sono riscontrabili ovunque: in edifici pubblici, case private e chiese.
Lampade, alari, borchie, cancellate ed altri manufatti, come figure di animali o umane, sono creazioni di un unico filone artistico riscontrabile, da Città di Castello a Terni. Opere grandiose del passato si trovano all'interno del Duomo di Perugia, rappresentate dalle cancellate della Cappella del Gonfalone di S. Francesco e della Cappella dedicata a S. Bernardino. Botteghe attive si trovano a Gubbio, che si caratterizza nella regione come il centro produttivo più vivace nella lavorazione del ferro. A Orvieto, è possibile ancora trovare una varietà di oggetti di uso quotidiano realizzati in metallo nelle botteghe della città. Affonda le sue radici nel passato, la produzione di ferri chirurgici realizzati dagli abili fabbri di Preci, in Valnerina, documentata sin dal Cinquecento.

Il ferro battuto, agli albori del XIII secolo, fiori e si sviluppò un po' ovunque in Italia, interpretando e assumendo forme artistiche diverse da Regione in Regione, con il desiderio di abbellire ogni più modesto manufatto, dopo lunghi anni d'oscura operosità. Siena fu tra le prime città italiane a dare sfogo a quest'ansia di rinnovamento, facendo uscire dalle sue botteghe i primi oggetti umili ma eseguiti con fantasia ed eleganza: chiavi e serrature, cardini per portali e banelle di guarnizione e di rinforzo, alari da camino, lumi e lucerne. Il ferro è un materiale che sfida il tempo: in ogni epoca storica ha avuto ogni genere d'applicazione, dal semplice manufatto all'elemento strutturale (cancelli, scale, recinzioni, balconi) o decorativo (sedie, tavoli, candelabri, lampade), fino a componenti di grandi opere artistiche e architettoniche. Eppure, fu probabilmente una fortunata coincidenza a determinare la "nascita" del ferro: con la rifonditura di residui del rame si riuscì ad ottenere un metallo dotato di grandi proprietà di resistenza. Ma dal momento della scoperta del materiale ferro al suo impiego a scopo artistico sono dovuti trascorrere molti secoli. Nell'antichità, infatti, il ferro è stato un materiale rarissimo che era poco conosciuto anche dai popoli di più antica civiltà residenti nel Mediterraneo orientale.

L'arte del ferro battuto non era certamente conosciuta da Egizi, Fenici, Ebrei e popoli dell'Egeo, che si limitarono ad impiegarlo per ricavarne attrezzi e utensili come scalpelli, bulini, ceselli e altri, indispensabili per poter lavorare la pietra, il legno, il marmo e l'alabastro. L'età Romanica vanta nelle arti minori un'attività multiforme e di notevoli risultati tecnico-artistici, raggiungendo nell'arte sacra le più alte vette della bellezza; è infatti nei vescovadi e nei conventi e in tutte le principali sedi della vita ecclesiastica che nascevano le opere in ferro battuto. Accanto all'opera degli orafi, dei fonditori e degli artieri che lavoravano a martello il bronzo e il rame, sì segnalavano i fabbri ferrai, che hanno lasciato valide e significative testimonianze della loro abilità; in particolare, nella costruzione di ferramenta di porte, gli spazi tra le sbarre o le bande rettilinee, disposte spesso a traliccio, si riempivano di croci, rosette, anelli, intrecci e animali araldici. L'arte del ferro battuto si perfezionò notevolmente nell'epoca del Gotico, applicandosi in particolare alle bandelle, alle serramenta e alle inferriate. Tuttavia lo sviluppo dell'arte fu piuttosto diverso nei vari Paesi europei. In particolare, la Francia preferì al lavoro eseguito su bande piatte una tecnica diversa, ottenendo maggiori rilievi, con una forgiatura di cuspidi, tempietti e baldacchini: un'esplicita testimonianza dei risultati raggiunti dai fabbri francesi è rappresentata dallo stupendo portale della cattedrale di Notre-Dame di Parigi. Altri esempi dell'arte gotica sono presenti nell'architettura tedesca, dove però le lavorazioni erano snaturate al punto da far quasi sembrare la fucina, l'incudine e il martello assenti dalle officine dei fabbri.Dell'epoca rinascimentale rimangono nel nostro Paese moltissime opere in ferro battuto. Per citare alcune fra le più significative, Palazzo Boccella, Casa Cenani e Casa Bonvisi a Lucca vantano raffinati portali con evidenti reminiscenze gotiche nel disegno e nell'esecuzione.

A Bergamo si fabbricavano spade e fioretti rinomati in tutta Europa, che per ricchezza di lavori a cesello pareggiavano le migliori lame di Toledo. A Bologna un'importante opera è il balcone di Palazzo Bevilacqua. Il ferro battuto rinascimentale degli altri Paesi europei richiama in maniera inequivocabile lo stile gotico, specie in Germania e nei Paesi d'influenza tedesca. Nel Seicento si assistette ad un sorprendente miglioramento tecnico nell'arte della lavorazione del ferro. La malleabilità del metallo venne sfruttata appieno, la fantasia degli artisti si sbizzarrì nelle curve più strane, nacquero nuove forme e figure innovative. In Francia le lavorazioni divennero ricche e vivaci nelle costruzioni e negli ornamenti di cancelli, parapetti, balconi, inferriate, balaustre delle scale; vennero seguiti gli stessi motivi degli elementi architettonici di marmo, di stucco o di legno. Grande sviluppo ebbe la lavorazione delle inferriate d'apparato, tra le quali meritano una citazione quelle della reggia di Versailles e quelle di Place Stanislas a Nancy.In Italia il Barocco, nato a Roma, vantava già nella seconda metà del Seicento opere architettoniche d'alto valore. Tuttavia le opere in ferro collegate all'architettura furono per molto tempo limitate a cancelli di chiusura di porte o transenne divisorie nelle chiese, di linea molto austera. L'arte del ferro nel periodo neoclassico divenne, rispetto ai decenni precedenti, più "fredda", nel senso che venne lasciato meno spazio alla fantasia; nell'architettura dell'epoca, infatti, le opere in ferro non potevano essere diverse e la castigatezza della loro forma d'insieme, così come la pulizia nei dettagli, costrinsero i fabbri a sperimentare nuovi metodi di lavoro e a trasformare la stessa attrezzatura delle loro officine. Assoluta era l'obbedienza degli esecutori al disegno del progettista, che non ammetteva ovviamente alcuna interpretazione, come del resto dimostrano il rigido geometrismo delle strutture e degli ornamenti.

Per tutta la prima metà dell'Ottocento l'arte del ferro battuto subì un rallentamento abbastanza netto, tanto che venne anche smarrita la tecnica della forgiatura, asservita all'ottone e al bronzo; un rilancio si ebbe con l'avvento del Liberty.Il ferro e i metalli in genere hanno giocato sempre un ruolo rilevante nello sviluppo della civiltà, tanto da potersi ritenere che la storia della metallurgia e quella della civiltà siano direttamente interconnesse: la lavorazione dei metalli, infatti, ha sempre influenzato l'evolversi della storia e della civiltà essendo legata alla produzione di armi, strumenti agricoli, oggetti di culto e della vita di ogni giorno. Tra i metalli, al primo posto naturalmente figura il ferro, l'elemento più abbondante sulla terra, tanto da costituire il 34,6% della massa del nostro pianeta, la cui massima concentrazione si trova nel nucleo centrale, costituito probabilmente da una lega di ferro e nichel (o forse addirittura di un unico cristallo di ferro). Estremamente importante nella tecnologia per le sue caratteristiche meccaniche, la sua lavorabilità e, in tempi recenti, per le leghe da esso derivate, la ghisa e l'acciaio, in passato fu tanto importante da dare il nome ad un intero periodo storico, l'età del ferro, caratterizzato dall'utilizzo della metallurgia del ferro, iniziato intorno al XII secolo a.C. nel mondo mediterraneo e tra il IX e l'VIII a. C. nell' Europa settentrionale. Periodo che, con la sua tecnica, influenzò profondamente e in modo duraturo la società di alcune culture, in particolar modo in Europa. Tra le civiltà che conobbero il ferro meritano di essere ricordati: gli Achei, nella Grecia arcaica; gli Etruschi Villanoviani a Tarquinia, nel Lazio, nella Pianura padana a nord del Po e in Campania; i Veneti nell'area a est di Verona; i Celti, con le culture di Hallstatt e di La Tène, o i Germani.

Rosanna Fudoli