Siamo in Toscana, intorno al XIII e XVI secolo, quando le sue isole furono insediate da incursioni di pirati saraceni e dominate dal potere spagnolo, presenze che lasciarono un segno indelebile nella isole della terra di Dante, non solo sotto il profilo culturale, ma anche gastronomico. Un'influenza visibile in particolar modo a Rio nell'Elba, un piccolo borgo della costa orientale ove ha preso vita la tradizione della schiaccia briaca. Si tratta di un dolce a pasta quasi secca, preparato con pinoli, frutta secca e uvetta di Smirne, senza uso di uova. L'assenza di lievito consacra la schiaccia come un prodotto tipico adatto alla lunga conservazione. Successivamente alla ricetta originale fu aggiunto l'Aleatico, da cui il nome di schiaccia "briaca"; questa variazione che conferisce la tipica colorazione rossastra avvenne intorno all'800, al fine di far gradire questo prodotto dolciario anche ai signori dell'epoca. Più recentemente altre due modifiche: la prima, l'uso dello zucchero un tempo sostituito dal miele; la seconda, l'aggiunta dell'Alkermes.