Dal dolce amore tra cacao e nocciola è nato il gianduiotto, diventato con gli anni e la fama il simbolo del cioccolato torinese. Nato nel 1865 da un'idea di Michele Prochet, è un impasto tra cacao e nocciola tostata delle Langhe, detta Tonda Gentile. Agli albori della produzione la pasta veniva lavorata a mano fino ad ottenere il giusto grado di viscosità, consistenza e
fluidità. Alla fine i cicôlatè scodellavano il cioccolatino che assumeva la caratteristica forma a barchetta. Successivamente il gianduiotto si è ottenuto per 'estrusione', producendo una pasta continua nella caratteristica forma a spicchio, tagliata a mano. Tecnica che è sopravvissuta alla meccanizzazione della lavorazione e produce un gianduiotto meno grasso con gusto di nocciola più sostenuto.

Per l'abbinamento, si sa che quando si tratta del cioccolato ci sono due scuole di pensiero. Solo acqua minerale, impone la prima; vini da dessert e certi spiriti ammette la seconda, proponendo Moscati e Marsala tra gli italiani, il francese Banylus o Porto e Jerez. Per quanto riguarda i superalcolici, si consigliano morbidi rum o cognac rotondi e maturi. Tipico il binomio piemontese tra cioccolato e Barolo Chinato. Questo tipo di Barolo, inventato nel lontano 1895 a Serrralunga d'Alba da un farmacista, si sposa con dessert a base di cioccolato, sorbetti, gelati accostati a dolci fondenti. Nel Monferrato è la Barbera passita la migliore compagnia per un dessert al cacao.

Se il gianduiotto è l'ambasciatore internazionale della dolcezza torinese, locale e tipico è il Bonet, che si gusta al cucchiaio, composto da amaretti, cacao, uova, panna e caramello. Si serve freddo ed è la squisita chiusura di un vero pranzo piemontese. Curiosa l'origine del nome. Pare si chiami così perchè veniva servito alla fine del pasto, come 'cappello' a tutto ciò che si era mangiato. Infatti, al momento di uscire di casa o da un locale chiuso, dopo essersi vestiti si indossa, come ultimo indumento, il bonèt (cappello); per similitudine, il dolce posto a chiusura del pasto ha preso quel nome.

Per saperne di più

Museo del gusto www.museodelgusto.it
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