I lavori per la costruzione del Duomo di Avellino furono avviati nel XII secolo per volontà del vescovo Roberto e si conclusero con il vescovo Guglielmo, che vi portò le reliquie di San Modestino, accrescendo il prestigio della Città. L'urna fu ritrovata nel corso di una campagna di scavo nella colonia romana. La Cattedrale fu da subito pensata di proporzioni monumentali e per la costruzione fu usata una gran quantità di materiali romani, recuperati appunto dallo scavo. Questo recupero era da un lato segno di difficoltà finanziaria, ma dall'altro anche di volontà di continuità del glorioso passato con il presente e il futuro.

L'imponente costruzione fu dedicata all'Assunta ed è stata oggetto di vari restauri e ampliamenti, a seguito dei terremoti e delle guerre. Alla fine del '600 il Duomo di Avellino si presentava in stile romanico, mentre nel Settecento, dopo alcuni interventi, furono realizzati i soffitti a cassettone con dei quadri, segnale tangibile di una nuova concezione neoclassica dell'architettura della Chiesa. L'ultimo restauro fu voluto dal vescovo Pasquale Venezia e fu terminato nel 1985.

La facciata è in stile neoclassico, di marmo bianco e grigio, e fu realizzata dall'architetto Pasquale Cardola intorno al 1860: originariamente era in muratura ricoperta di intonaco. Le due nicchie con San Modestino da Antiochia e San Guglielmo da Vercelli affiancano il portone principale. Sul portale centrale del Duomo di Avellino sono raffigurate alcune scene del passato della Città. Le tre porte sono in bronzo cesellato.

L'interno è a croce latina ed è diviso in tre navate, ognuna delimitata da pilastri; nelle navate laterali si raccontano le storie della vita di Gesù e della Vergine, sui soffitti decorati. Di qui si aprono dieci cappelle: in una è conservata la Statua in legno dell'Immacolata, importante per la devozione popolare. Per quanto riguarda la navata centrale del Duomo di Avellino, la maggiore, domina nel centro la raffigurazione dell'Assunzione in Cielo della Beata Vergine Maria, lavoro settecentesco di Michele Ricciardi.