Riguardo all'Asprinio ne ha scritta una delle sue Mario Soldati, e non si può perdere l’occasione di citarlo, scrittore che ha definito l’Asprinio casertano un “grande piccolo vino”. Di questo bianco secco il Soldati ha più diffusamente detto, tornando a sognarne sapore e consistenza, “e come era difficile trovargli fratelli, cugini, parenti anche lontani [...] Non c'è bianco al mondo così assolutamente secco come l’Asprinio: nessuno che non si può immaginare se non lo si gusta”.

La Doc Aversa Asprinio è assegnata solo nelle province di Caserta e Napoli. Il vino è tipico dell’Agro Aversano. La sua origine pare molto antica. Nel periodo normanno il cantiniere di corte di Roberto d’Angiò, Louis Pierrefeu, riconobbe nelle pendici aversane un terreno perfetto per l’impianto di viti che fornissero alla corte normanna una ricca riserva di spumanti. Utilizzò il tronco dei pioppi, lì numerosi, per fare da sostegno ai tralci di vite permettendo loro di crescere in altezza e svilupparsi a festoni, ciò che appunto caratterizza la produzione dell’Asprinio. Questo metodo viene chiamato “vite maritata” in quanto il pioppo, su cui la vite poggia, fa da “marito” e consente al tralcio di innalzarsi addirittura fino a 10-15 metri.

L’Asprinio è un vino da pasto che si preferisce servito a temperatura fra i 10 e i 12 gradi centigradi. Esiste anche la tipologia spumante, prodotta nel doppio tipo “demi-sec” e “brut”, entrambe a perlage sottile e profumo elegante. Tutti e tre si accompagnano a meraviglia con antipasti freddi, tartine, stuzzichini, piatti di pesce, crostacei e molluschi.