Santo Stefano di Camastra, in provincia di Messina, alle pendici della catena montuosa dei Nebrodi, deve la sua attuale ubicazione urbanistica al genio del Duca di Camastra che, nel 1683, ottenne dal vicerè di Sicilia la licenza di riedificazione dopo che un cataclisma aveva completamente raso al suolo il borgo. Il Comune, adagiato sulla costa tirrenica, vive un connubio indissolubile tra quella che è la cultura urbana e l'arte della ceramica.

Infatti, l'origine della tradizione della produzione di ceramiche artistiche a Santo Stefano di Camastra risale addirittura al Quattrocento: in principio, i maestri artigiani realizzavano soprattutto mattonelle maiolicate, ma ben presto il loro repertorio si ampliò sino a comprendere fioriere, brocche e vasi con le tipiche decorazioni policrome.

La brillantezza degli smalti e la ricchezza decorativa rappresentano la principale caratteristica delle ceramiche di Santo Stefano, che per il paese significano un invisibile filo che lega il passato al presente e al futuro. Di più: non è azzardato affermare che l'intera economia locale fonda le sue radici nell'argilla e, oggi come ieri, gli oggetti creati dalle abili mani degli artigiani costituiscono un continuum che tiene alto il vessillo delle più nobili tradizioni siciliane. Utensili che erano comuni nelle case stefanesi oltre cent'anni fa, continuano a essere realizzati e proposti come documenti tangibili di quel tesoro di cultura e arte che è il fiore all'occhiello della memoria collettiva isolana: un patrimonio che può così essere esportato con orgoglio in tutto il mondo.

Ma quali sono questi oggetti della memoria? Prima di tutto le giare, per esempio, uno dei simboli per eccellenza della cultura siciliana, che un tempo servivano a conservare olio e cereali. E poi la quartana, cioè quel contenitore per l'acqua che aveva forme diverse in funzione dell'altezza e della larghezza del collo. O il "u bummulu", parente stretto della quartana che, grazie al suo collo lungo e stretto, garantiva che i liquidi contenuti non fuoriuscissero. Ma anche l'antico fiasco, in cui veniva conservato il vino, continua a essere prodotto dagli artigiani di Santo Stefano di Camastra, proprio come la cannata, un tipico boccale panciuto con la bocca larga. E caratteristici sono pure gli alborelli, cioè i vasi per le spezie che una volta facevano bella mostra di sè sugli scaffali delle farmacie.

Le creazioni in ceramica che però Santo Stefano di Camastra tramanda (ed esporta) con maggior fierezza, sono i piatti, resistentissimi e coloratissimi. Ma per farsi un'idea di quanto sia ricca e varia la produzione di Santo Stefano, la cosa migliore è fare un giro per botteghe artigiane del Comune, il cui ruolo è determinante nello sviluppo del paese.

 

Per saperne di più

Importante, per la formazione di nuovi artisti, è l'attività dell'Istituto d'Arte per la Ceramica di Santo Stefano di Camastra, che ospita interessanti raccolte di creazioni ceramiche.

www.leceramichedisantostefano.it
www.messina-sicilia.it/santo_stefano_di_camastra

 

Da visitare

Il Museo della ceramica, a Palazzo Trabia, che è anche un centro polivalente per attività culturali. All'interno del Palazzo, volte affrescate e pavimenti in piastrelle invetriate originali. Merita una visita anche Palazzo Arnao, con i suoi fregi e i pavimenti in mattoni stagnati: è sede della Biblioteca comunale.

 

Da vedere

Interessanti, a Santo Stefano di Camastra, il Duomo, la Chiesa di S. Giovanni, la Chiesa e il Convento S. Antonio, la Chiesa del Calvario, la Chiesa Madre, la Chiesa del Collegio e quella del Rosario.