Nella valle il calore del vino

Scollinare tra i vigneti del Castel San Lorenzo è bello come gustare i suoi vini campani che, contrariamente alle altre doc salernitane impregnate di uve autoctone, nel Castel San Lorenzo nascono da vitigni nazionali, impiantati qui per sostenere i redditi agricoli. Riconosciuta nel 1991, la denominazione Castel San Lorenzo, perla dei vini tipici della Campania ha origine, oltre che nel comune da cui prende il nome, in Bellosguardo, Felitto, Aquara, Castelcivita, Rocca d'Aspide, Magliano Vetere e Ottati. Su terreni soleggiati digradanti dalle colline al fiume Calore, un affluente del Sele, vigne allevate a guyot, a portamento basso e a sesti fitti rendono la zona la più intensamente vitata della provincia, non lontana da Paestum. Cuore enoico di Castel San Lorenzo è la Cantina Sociale Val Calore, dove oltre mille soci conferiscono le uve. Le tipologie Barbera (anche Riserva), Rosso e Rosato derivano in prevalenza da uve Barbera. Meritano attenzione pure il Bianco, il Novello, il Moscato, anche nella versione Spumante. Il Barbera, qui importato da molti decenni, invecchia felicemente in botti di rovere. Originale è il Lambiccato, vino dolce ottenuto da cloni locali di uve moscato.

Pennellate di gusto

Il Bianco deriva principalmente da Trebbiano toscano (50-60%) e Malvasia bianca (30-40%) anche se possono concorrere uve a bacca bianca purché raccomandate per la provincia di Salerno fino ad un massimo del 20%.

Il Rosso o Rosato proviene da uva Barbera (dal 60% all'80%) e Sangiovese (dal 20% al 30%). Anche in questo caso possono concorrere uve a bacca rossa purché raccomandate per la provincia di Salerno fino ad un massimo del 20%.

Il Castel San Lorenzo Barbera Riserva, da servire in calici bordolesi alla temperatura di 16-18°C entro quattro-cinque anni (e oltre) dalla vendemmia, ama piatti strutturati come carni ovine marinate, aromatizzate e cotte al forno, coniglio all'ischitana, polpettone di manzo alla napoletana, animali da cortile (cotti in padella con vino, pomodoro, olio, odori), carni ovine e suine arrosto. Il Bianco, versato alla temperatura di 6-8°C in calici flûte, si combina perfettamente con molluschi e crostacei, insalate di mare, timballi, minestroni, lasagne, calamari in umido, caciocavallo e provola. Il Moscato, versato alla temperatura di 10-12°C in bicchieri di media capacità a tulipano, è un gioiellino da fine pasto, ad esaltare babà, pastiera e sfogliatelle.