Cravatte 7 pieghe sfoderate orlo a mano, firmate Petronius; ombrelli fatti con 40 passaggi, antiche modalità e tessuti esclusivi, griffati Francesco Maglia; borsette portate al braccio dalla regina Elisabetta, da Lady D e da Grace Kelly, segnate col marchio della Leu Locati; guanti confezionati con i migliori pellami provenienti da Argentina, Perù e Usa, griffati Restelli Guanti.

Questi alcuni degli articoli prodotti dall'artigianato di lusso e confezionati rigorosamente a mano, che figurano, oggi, nelle più esclusive boutique di mezzo mondo; ma sono infiniti i prodotti artigianali, di ogni genere e per le più diverse applicazioni, dovuti alla creatività italiana ma, soprattutto, all'abilità di artigiani che tramandano una maestria e un'arte che ha tradizioni antichissime che si perdono nella notte dei tempi.

Arte Pastorale
Non si sbaglia affermando che le prime e più arcaiche espressioni dell'artigianato italiano si devono cercare nell'arte pastorale e che i primi artigiani possono essere considerati proprio i pastori e, forse, uno dei primi articoli dell'artigianato povero e primitivo è il bastone che il pastore era uso costruirsi e incidere mentre controllava il suo gregge al pascolo e che amava adornarlo con motivi assai gustosi, specialmente nella decorazione del pomo e del manico ricurvo. Uno di questi bastoni, custodito nel Museo Nazionale delle Arti e delle Tradizioni Popolari, ha scolpito nel pomo un nido di uccellini e tutto attorno un rametto flessibile che riproduce un serpentello che insidia il nido. Altri bastoni terminano a collo di cigno, a testa di rapace, o di altri animali fantastici. Interessanti sono anche le maschere e le pipe intagliate.
Ma il pastore artista pensa anche alle sue pecore e alle sue giovenche, confezionando per loro il collare col campanello o il campanaccio con la riproduzione di simboli protettivi. I motivi decorativi sono: la ruota solare e il disco con stella a sei raggi.

In Sicilia, troviamo collari per bovini, di grande formato e non più scolpiti, ma dipinti con immagini sacre, come S. Antonio, protettore del bestiame, o il battesimo di Gesù. Tra gli oggetti che servono alla lavorazione del latte, i più decorati sono gli stampi da burro e quelli dei pani e dei dolci casarecci.
Ma queste espressioni di artigianato spontaneo e arcaico trovano le più varie applicazioni tra gli oggetti di legno scolpito: nella Val D'Aosta è in uso un bicchiere chiamato 'grolla', forse dal graal, la sacra coppa medioevale, che si usa per i riti familiari.
Segni artisticisi ritrovano anche negli oggetti per la mensa: si distinguono i cucchiai calabresi e siciliani, poichè in essi possiamo vedere il perpetuarsi di formule artistico-artigianali, diffuse nel Mediterraneo già molti secoli a.C.
L'arte dei pastori sardi si esplica specialmente nella decorazione dei bicchieri di corno usati dai pastori e dai cacciatori, o delle fiaschette o corni porta-polvere da caccia, o delle tabacchiere di avorio, o anche delle zucche, tutte incise con scene mitologiche o cavalleresche.
Arte Popolare e Religiosa
L'inventiva degli artigiani si è sviluppata in modo particolare ispirandosi anche a motivi religiosi, dando vita ad una vera arte popolare religiosa che ha trovato la sua primaria espressione nella creazione degli ex-voto che hanno origini millenarie e rappresentano segno di riconoscenza per unagrazia ricevuta. I più semplici ex-voto sono in argento, ma anche in terracotta, legno, cartapesta, cera o altra materia: raffigurano o l'intero corpo dell'uomo, o solo alcune sue parti.
Molti esemplari di arte popolare religiosa sono stati ritrovati in Egitto, Grecia, Asia Minore, oltre che in scavi etruschi e romani. I nostri attuali ex-voto in argento (una volta erano anche in oro) in commercio continuano un'ininterrotta tradizione che perdura da almeno due - tremila anni. Gli ex-voto, un tempo, erano rivolti alle divinità pagane, mentre oggi la tradizione è viva nei santuari e nelle chiese cristiane.
Un altro esempio di arte popolare (che concerne gli ex-voto) è dato dalle tavolette dipinte; in Italia, le più antiche sono le belle tavolette dedicate alla Madonna del Monte presso Cesena, alcune delle quali risalgono alla fine del Quattrocento; altre arrivano fino al XX secolo. Interessanti raccolte di tavolette votive si trovano anche a Roma nel Museo Nazionale A.T.P., a Palermo nel Museo Pitrè, a Milano nel Museo del Risorgimento (ex-voto della 1° Guerra Mondiale).
Molte migliaia di tavolette, non essendo protette da vincolo, sono anche andate perdute, non solo a causa delle guerre, ma gettate, bruciate, vendute agli antiquari.
La caratteristica principale dell'arte popolare (e in particolare delle tavolette dipinte) è l'essenzialità. Il colore è il fulcro di quest'arte, creando il clima drammatico dell'ex-voto. Nero pece e blu bituminoso sono usati per raffigurare cielo e mare dei naufragi, con l'immancabile Madonna in una 'gloria di nuvole'; il rosso-cotto rappresenta il sangue, predominando in una pietosa scena di emorragia: il rosso-bruno e il nero- caligine, invece, stanno ad indicare un episodio di malavita. Per i devoti costretti a letto sono usate pallide e diafane luci ceree; mentre, negli episodi di vita agricola, ritroviamo tonalità di verdi, talvolta pallidi e altre volte cupi, che creano nell'insieme una particolare atmosfera campestre; così il colore, intento alla riproduzione realistica, assume funzione evocativa e perciò valore lirico. Gli ex-voto offrono, oltre che il notevole aspetto artistico, anche un'importante documentazione di vita popolare. Data l'importanza della rappresentazione realistica, l'artista rievoca fedelmente le scene e i personaggi, tramite la raffigurazione delle fogge di vestire, degli ambienti e utensili, dei mobili, dei veicoli, fonte preziosa per lo studio del folklore italiano.
Tra le altre forme d'arte popolare religiosa, ritroviamo il presepe, che, nella Napoli del 1600 – 1700, ebbe uno sviluppo grandioso. Anche le statue, piccole e grandi in legno o in pietra, o le semplici croci coi simboli della passione, oppure le immagini dipinte nelle nicchie o sulle pareti delle case rientrano nell'arte religiosa popolare.
Arte rustica
Nella vita rurale l'artigianato ha dato vita ad una vera e propria arte rustica, la cui principale espressione creativa è stato il carro agricolo.
Nell'Italia del Nord, fino a tutta l'Emilia - Romagna, il carro è di struttura grande, robusta, a quattro ruote, senza fiancate; il carro emiliano è prevalentemente scolpito con l'immagine della Madonna di S. Luca, nella testata, e con sfoggio di ricami in ferro su lamine d'ottone. Il carro romagnolo, invece, è dipinto a fiorami, di tinte vistose con le figure di S. Antonio sul davanti e, nel retro, la Madonna del fuoco e San Giorgio, che uccide il drago. Sul timone del carro è infissa la cosiddetta caviglia dell'anello, un alberetto di ferro decorato in cima e recante due o più anelli di ferro che tintinnano al procedere dei bovi. Nelle zone centrali e meridionali, troviamo un carro diverso, meno massiccio, con sole due ruote, fornito di fiancate a spalliera; in Toscana è dipinto a tinta unica rosso – mattone; nelle Marche e in Abruzzo, la decorazione si fa con motivi prevalentemente floreali con colori vivaci: ne sono una naturale integrazione i gioghi dipinti e talora anche scolpiti. Il più tipico e famoso, anche fuori Italia, è il carretto siciliano. Anche il fondo interno dei carri è decorato e spesso scolpito nelle chiavi.
Anche la creazione di mobili rustici è considerata espressione dell'arte popolare; ci troviamo di fronte alla produzione di un artigianato rurale che si ispira a modelli cittadini.
Sgabelli, sedie, arcolai, 'salatoli' e 'appizzabicchieri' sono costruiti e decorati dal contadino per i propri usi domestici; così accade anche per la culla, che il padre ama fabbricare da sè, ornata con fiori o simboli sacri. Da ricordare anche l'arte popolare dell'intaglio coi noti esempi della Val Gardena. Del mobile rustico, le forme più rappresentative sono le 'madie' e i cassoni nuziali delle varie regioni.
Importante è la madia laziale, dalle linee arcaiche con semplice decorazione a semicerchi concentrici. Il primato dei cassoni nuziali spetta a quelli sardi, severi e solenni nella solida architettura, ammirabili per la decorazione a larghe cornici che racchiudono una fascia centrale spesso ornata con motivi di uccelli o rosoni.
Arte della Ceramica
L'arte popolare e le tradizioni hanno ispirato anche la creazione e la lavorazione delle ceramiche, nelle quali si evidenziano due aspetti notevoli: la sopravvivenza di forme, tecniche e decorazionidelle varie epoche fin dalla preistoria e l' introduzione di tipi di decorazione di più alto livello alla ceramica rustica.
Questi due aspetti sono particolarmente riconoscibili in Sicilia, nei centri di Caltagirone (Catania), Collesano, Sciacca, Terranova, Canicattì. Interessanti sono le lucerne, specie a figura umana, che hanno dimostrato sicuri rapporti di continuità con le lucerne a figura degli scavi. Tipica forma siciliana è la 'grasta', vaso per erbe odorose e fiori, spesso foggiato a testa d'uomo; essa è stata ricordata dal Boccaccio nel racconto di 'Lisabetta da Messina', che, forse in considerazione della forma, vi teneva nascosta la testa dell'amante uccisole dai fratelli. Grandi recipienti molto usati sono lo 'ziro' (dall'arabo 'zir'), grande orcio poroso che richiama gli antichi 'ariballi', e la 'giara', quasi sempre ovoidale, che conserva ancora caratteristiche dei prototipi greci. Da ricordar anche i 'cia-schi' (fiaschi), decorati spesso con figure di animali, teste umane, stemmi.
Anche in Sardegna troviamo oggetti di ceramica che riproducono molto fedelmente forme e motivi decorativi di epoche antichissime. È il caso dei vasi di Oristano, di notevoli dimensioni, con figurine e fiori e simboli a tutto rilievo, specialmente nei coperchi: in uno è raffigurata l'Ultima Cena.
In Calabria: si distinguono le terrecotte di Seminara colorate in verde, in giallo e arancione, con ornamenti e figure di fiori e animali. Notevoli le borracce a forma di pesce, distintivo dei pellegrini di S. Rocco di Rosarno.
La Puglia, che nell'antichità fu non solo grande emporio di vasi greci ed etruschi, ma un'attivissima zona di produzione di ceramica, con centri a Ruvo e a Canosa, di quella nobile tradizione conserva ora soltanto qualche traccia nella ceramica 'minore' agricola e paesana, con un centro a Grottaglie. Nel Lazio meridionale sono importantissime le ceramiche di Arpino: boccali, brocche con anse a tortiglione e piatti con iscrizioni scherzose, e quelle di Pontecorvo, che riproducono modelli della antichità e che ricordano l'arte dell'Egeo.
Le ceramiche abruzzesi si distinguono per la festosa gamma dei colori come nelle originali bottiglie a forma di busto di donna, in costume paesano e nelle ceramiche di Falena e di Castelli; queste però continuano una tradizione tecnica e artistica di alto livello e appartengono piuttosto alla produzione dell'artigianato illustre, così come quelle di Gubbio, Deruta e di Faenza.
Nelle Tre Venezie, prevale ancora il gusto della ceramica d'arte del '700 e del primo '800, pur adeguandosi al 'tono' popolare (Bassano del Grappa).
Arte del ricamo e dei tessuti
Espressioni dell'artigianato popolare anche ricami e merletti, come pure i tessuti a telaio. Tra i maggiori centri di produzione dell'arte del ricamotroviamo Venezia, dove Burano continua la tradizione. Da Venezia, poi, i modelli si diffusero anche in altre regioni lontane. In Abruzzo il principale centro è Pescocostanzo. In Sardegna, i merletticostituiscono una parte essenziale del costume femminile. Nei ricami e merletti della Puglia si ritrovano motivi paesani, 'a spiga', 'a conchiglia', 'a spina di pesce', 'a cresta di gallo'. Inoltre: il merletto ligure ha delle peculiarità storiche e fisionomiche a sè, con gli originali punti 'armelletta', 'a gruppo' e il 'punto crespo'. A Chiavari, a Camogli e sulla Riviera, il merletto è il lavoro femminile per eccellenza, sia artigianale, sia domestico.

Nella zona alpina, in cui l'arte del ricamo è particolarmente diffusa, sono tipici il 'puncèt' della Valsesia, tradizionale ornamento della camicia femminile, e il copricapo di Gressoney(Val d'Aosta) con ricami d'oro. Così come la cuffia della Val Varaita e i goletti o collarini della Val Soana; in Valle Aurina esistono i merletti a tombolo, come a Cantù (Brianza), a Sansepolcro (Arezzo), a Firenze e più o meno in tutto il Paese.
Per quanto riguarda i tessuti, la produzione industriale ha diminuito in modo prevalente quella dei prodotti della tessitura casalinga, ma fino all'ultima guerra, in molte case di campagna, si usavano ancora i telai a mano e in qualche regione, come la Calabria e la Sardegna, la tradizione è ancora viva. Anche gli stessi filatoi e gli arcolai rappresentano spesso per sè un'opera d'arte, ed ora si acquistano e si tengono come oggetti da salotto.
Una particolare tecnica di tessitura, detta 'a pigioni' (cioè: 'ad acini d'uva'), è usata spesso per le grandi coperte sarde, dove la decorazione, per lo più a fiorami, è chiusa da un unico fregio che gira da tutti e quattro i lati. I pochi colori usati sono vegetali: il nero dal trabiscu, il rosso dalle radici di orixedda, il giallo con foglie di ontano.
I tappeti migliori sono prodotti in Abruzzo, Calabria e Sardegna. Noto, nell'Abruzzo, è il centro di produzione di Pescocostanzo; le tinte sulla lana sono ottenute con colori naturali; nel campo centrale, un sistema di rombi incornicia figure di centauri, di sirene, di 'fonti d'amore', di 'agnus Dei' o di bestie più o meno stilizzate.
In Calabria, il principale centro di produzione tessile, ancora in attività, è Longobucco. Il materiale non è più la pesante lana di pecora, ma la seta cruda o 'capiscila' ('cascame di seta') con ginestra. La decorazione gioca sulla varietà e bellezza dei colori, sull'originalità dei disegni (animali, piante, elementi geometrici, segni di fede).
In Sardegna torniamo alla lana; in genere i tappeti servono a coprire i cassoni nuziali; figure di uomini a cavallo si alternano, in bande orizzontali, con strane stilizzazioni di uccelli e di animali fantastici, con tonalità delicate.
Le tele perugine, per il loro valore artistico, occupano il primo posto fra i tessuti di lino italiani; fedeli alla tinta azzurra recano tra i motivi decorativi il grifo (stemma di Perugia) l'albero della vita, l'agnello porta-stendardo, i centauri, la sirena, l'unicorno, le colombe, il drago. Verso il 1380 si costituì a Perugia una 'fratellanza dei tessitori' che spesso si valse, per i disegni, dell'opera di grandi artisti. Originali e tipicamente cittadine sono le tele romagnole stampate a ruggine, il cui primo uso era quello di coperte da bovi: ecco perchè vi predomina ai quattro angoli l'immagine di S. Antonio Abate, dentro una cornice di fregi.