Artigianato genovese: l'arte della tessitura

Un antica tradizione dell'artigianato genovese è l'arte della tessitura, importata nel medioevo dai mercanti di ritorno dall'oriente. I fili di seta, intrecciati a mano e al telaio, danno ancora oggi preziosi damaschi e velluti come nel XVI secolo, quando ebbe inizio questa forma di lavorazione nei borghi di Zoagli e Lòrsica. Qui sopravvive intatta l'antica lavorazione del damasco. I telai sono come quelli che si adoperavano nel Cinquecento e il filo grezzo viene appositamente tinto e imbobinato su rocchetti da cui si prepara l'ordito. Nella fase successiva i fili passano a otto per volta nel telaio, a uno a uno nei licci e poi ancora, a cinque a cinque, attraverso il pettine. Per ottenere una pezza di un metro e trenta d’altezza si devono far passare attraverso i licci quindicimila fili.

Artigianato genovese: il velluto

Altro impareggiabile tessuto dell'artigianato genovese è il velluto. D’origine orientale, morbido e delicato, gli arabi lo chiamavano “kahifet”. Giunse in Liguria a seguito delle Crociate. L’importanza rivestita da questa lavorazione era legata alla morbidezza e lucentezza di questa stoffa serica. Nelle seterie di Zoagli si tessono ancora a mano, su un antico telaio in legno, i famosi velluti di Genova. È un lavoro difficile, poiché la tessitrice deve eseguire, senza sbagliare, una sequenza di sei comandi singoli o doppi sui cinque pedali. Il tutto avviene in equilibrio. Si producono circa 3 centimetri l’ora. Ogni taglio del filato non è mai identico a quello precedente: l’altezza del pelo è sempre apparentemente uguale, ma infinitamente diversa.

Artigianato genovese: il Macramé

Sempre nell’ambito tessile si colloca la produzione del macramé il cui nome d’origine araba indica una trina pesante, in genere di lino, realizzata con la tecnica dell’annodatura manuale. Asciugamani, tovaglie, particolari d’abiti caratterizzati da lunghe frange ricavate dagli stessi fili dei tessuti. Il macramè fu introdotto in Liguria dall’Oriente, intorno al 1300, dai marinai che intrecciavano i fili in numerosi nodi, durante la navigazione, per passare il tempo e confezionare tappeti e stuoie.

Artigianato genovese: la filigrana

L’origine latina del nome (da filum e granum) dimostra che le materie prime, fondamentali per l’esecuzione di questa lavorazione, sono il filo ed il granulo d’oro o d’argento. Filo e granulo sono intessuti magistralmente e sapientemente in un gioco di trame.
La filigrana, infatti, si ottiene lavorando l’oro e l’argento che devono essere ridotti in due fili sottilissimi e attorcigliati insieme a formare svariati motivi decorativi, per poi essere applicati ad una lamina oppure semplicemente sorretti da un filo spesso chiamato scafatura.

Questa tecnica dell'artigianato genovese si sviluppa soprattutto a Campo Ligure, ove raggiunge il suo apice nel 1884 quando si potevano contare ben 33 laboratori dove arte e tecnica si legavano indissolubilmente all’abilità dell’artista. Questi, con le sue "bruscelle", o pinze, e un cannello per saldare i fili creava e crea tutt’oggi dei ricami, che sono dei veri e propri gioielli.

Artigianato genovese: il Mosaico

Una particolare lavorazione dell'artigianato genovese, propria dei sagrati delle chiese e dei santuari liguri, è la pavimentazione a mosaico ottenuta con la tecnica del “risseau". Tale tecnica è realizzata con ciottoli di mare, nelle località rivierasche, e con pietre di fiume o torrente nell’entroterra. La tecnica consiste nell'accostare i sassi, secondo la forma, il colore e le dimensioni, per creare disegni di vario tipo: geometrici, floreali, simboli nobiliari, religiosi o date. Il pavimento alla genovese, invece, si avvale di tessere di marmo colorato con cui si compongono disegni di gran pregio.