Le origini della manifattura per la lavorazione della seta comasca risalgono al XVI secolo circa. La più antica manifattura, storicamente documentata, è datata 1510 e riguarda l’installazione di un mulino da seta, detto anche torcitoio, proprio nella città di Como.

Nell'ottocento la storica impresa Bonanome impiegava più di 1000 operai e quasi altrettanti ne faceva lavorare con telai installati presso singole famiglie. La città si specializzò nella tessitura della seta comasca per prodotti di qualità media, a fronte della maggiore commerciabilità.

La produzione di seta greggia veniva ottenuta dalla dipanatura del bozzolo (la trattura) in un primo tempo esercitata nelle fattorie e in seguito sempre più frequentemente in appositi edifici chiamati filande. Un'apposita stanza della filanda, chiamata "galettiera", conteneva i "castelli", ossia pile di graticci sovrapposti per la conservazione dei bozzoli in attesa della filatura. I bozzoli venivano poi immersi in bacinelle colme d'acqua bollente in modo tale che il filo venisse tirato, dipanato, nuovamente portato sull'aspo e avvolto su bobine, sino a formare la seta greggia. Questo lavoro era generalmente svolto dalle scopinatrici. Di solito si trattava di bambine il cui compito era quello di individuare i capifilo dei bozzoli utilizzando inizialmente scopine a mano.

Tra le altre figure presenti in filanda c’era la mistra e l’ingropina. La mistra era la filatrice addetta alla creazione del filo di seta unendo il capofilo di più bozzoli. Il numero dei bozzoli variava in base al titolo, ovvero alla qualità che doveva possedere il filo. Man mano che il filo si avvolgeva sull'aspo era necessario impartire al filo un numero opportuno di torsioni e verificare che il diametro si mantenesse costante. Gli aspi completati venivano riposti in cassette di legno e sorvegliati dalle filatrici. I controlli a fine giornata erano severissimi, sia sulla quantità filata sia sulla qualità del filo ottenuto.

L'ingropina era colei che interveniva quando si rompeva il filo sull'aspo, riagganciandolo con un nodo particolare, quasi invisibile, in modo tale da permettere il proseguimento della filatura. Ogni ingropina, o annodatrice, serviva più filatrici rimanendo alle loro spalle pronta ad intervenire in caso di bisogno. Accanto a queste figure c’era poi l'assistente. Egli ricopriva un ruolo di particolare prestigio ottenuto grazie ad una maggiore specializzazione nel settore serico. L'assistente aveva il compito di supervisionare e sorvegliare tutte le fasi del lavoro. Puntualmente l’assistente era tenuto a fare un rapporto al proprietario o al direttore sull'andamento della produzione, segnalando eventuali scorrettezze o ritardi.