Fuori dal Lazio, pochi sanno perchè la Ciocaria si chiama così. Eppure la storia è semplicissima: il nome si deve a delle antichissime calzature, le ciocie, appunto, che in tempi remoti i pastori indossavano per percorrere i sentieri della transumanza. Più simili a dei sandali che a delle scarpe vere e proprie, erano formate soltanto da una suola di cuoio con la punta rivolta all'insù, fissata al piede grazie a dei lunghi lacci di pelle che dovevano girare intorno al polpaccio ben 13 volte. Strano ma vero, il ricordo di quelle rudimentali calzature non si è perso nella notte dei tempi, e non è neppure finito relegato soltanto nella bacheca di qualche museo: è vivo e vegeto e trova incontrastata attualità nei laboratori di abili artigiani di Arpino, che producono le ciocie con le stesse tecniche e la stessa attenzione di un tempo. E, la loro, non è un'attività a solo beneficio dei turisti in cerca di souvenir doc: la gente del posto le ciocie le usa ancora almeno una volta all'anno, in agosto, quando le vie del paese si animano per la gran sfilata in costume ciociaro che è uno dei clou della festa del Gonfalone.

Non che questa, all'ombra delle "città dei Ciclopi", sia l'unica tradizione artigianale sopravvissuta all'inesorabile scorrere dei secoli. Anagni, per esempio, ha uno dei suoi fiori all'occhiello nell'arte antica degli intarsi in legno, di cui è testimone eccellente, nel centro storico, il laboratorio Tarsie Turri. E siccome dalla lavorazione del legno deriva la creazione di pifferi e zampogne, non stupisce che un po' in tutta la Ciociaria sia fiorente anche la produzione artigianale di questi strumenti musicali che riconducono la mente ad arcaiche pastorali.A Ferentino, invece, sono tradizionali sia la lavorazione del vimini che, intrecciato da abili mani, si trasforma in canestri, cestini e borse, sia quella dei metalli sbalzati, mentre Arpino va famosa per le sue ceramiche decorate e smaltate, campanelle e statuette del presepe in testa. Chi è in cerca di oggetti in ferro battuto che abbiano il sapore dell'opera d'arte, non dovrebbe lasciarsi scappare una visita a Veroli: qui, ogni due anni, si tiene un'interessante Mostra del Ferro Battuto, alla quale partecipano tutti gli artigiani ciociari di questa antica quanto nobile arte, che forgiano il metallo sotto gli occhi dei visitatori. Dulcis in fundo, ori e ricami, altre due stelle nel firmamento dell'artigianato delle città dei Ciclopi.
Le botteghe orafe più apprezzate sono ad Alatri, ad Anagni e a Veroli, per delle tovaglie degne di una tavola regale bisogna rivolgersi alle ricamatrici di Veroli, per le lenzuole tessute e decorate a mano non c'è niente di meglio dei laboratori di Arpino e di Atina, mentre Anagni, città dei Papi per antonomasia, non può non andar celebre per i suoi preziosissimi paramenti sacri.

Per saperne di più

www.provincia.fr.it
www.ferentino.org
www.comune.ferentino.fr.it
www.comune.veroli.fr.it
www.prolocoveroli.it
www.verolano.it