C'era una volta un sovrano normanno talmente affascinato dalla cultura araba che fece costruire la sua residenza estiva nello stile degli emiri. Fu così che la Zisa di Palermo venne realizzata alla maniera "araba" da maestranze di estrazione musulmana, guardando a modelli dell'edilizia dei palazzi dell'Africa settentrionale e dell'Egitto, a conferma dei forti legami che la Sicilia continuò ad avere, in quel periodo, con il mondo culturale islamico del bacino del Mediterraneo. Risalente al XII secolo, la sua costruzione fu iniziata sotto il regno di Guglielmo I e portata a compimento sotto quello di Guglielmo II. Il palazzo della Zisa (ovvero "la splendida" in arabo) sorgeva fuori le mura della città di Palermo, all'interno del parco reale normanno, il 'Genoardo' ("giardino o paradiso della terra" in arabo), che si estendeva con splendidi padiglioni, rigogliosi giardini e bacini d'acqua da Altofonte fino alle mura del palazzo reale.

La Zisa delle origini ha subito nei secoli numerose trasformazioni. Nel Trecento, tra le altre modifiche apportate, fu realizzata una merlatura che distrusse parte dell'iscrizione in lingua araba. Radicali furono le trasformazioni seicentesche intervenute quando il palazzo, in pessime condizioni, venne rilevato da Don Giovanni di Sandoval. Per le mutate esigenze residenziali dei nuovi proprietari furono modificati alcuni ambienti interni. Nel 1808, con la morte dell'ultimo Sandoval, la Zisa passò ai Notarbartolo, principi di Sciara, che la utilizzarono per usi residenziali fino agli anni '50, quando la Regione Siciliana la espropriò. Il restauro della fine degli anni '70 ed '80 ha restituito la Zisa alla pubblica fruizione e ha riportato il palazzo al suo antico splendore. Considerato uno dei edifici arabo-normanni più belli del mondo, per le sofisticate strutture e l'eleganza, oggi il castello accoglie il Museo d'Arte Islamica e raccoglie testimonianze del mondo arabo in Sicilia. Nelle sale sono esposti alcuni significativi manufatti di matrice artistica islamica provenienti da paesi del bacino del Mediterraneo. Tra questi sono di particolare rilevanza le eleganti musciarabia (dall'arabo masrabiyya), paraventi lignei a grata e gli utensili di uso comune o talvolta di arredo (candelieri, ciotole, bacini, mortai) realizzati prevalentemente in ottone con decorazioni incise e spesso impreziosite da agemine in oro e argento.

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