
Percorrendo la splendida costa settentrionale, accarezzati dal mare e accompagnati dai maestosi Nebrodi, si entra nella provincia palermitana da Finale di Pollina. Cominciare da un “finale” è una delle tante peculiarità che conducono alla scoperta di questa terra. Le verdi Madonie, con la faggeta più alta d’Europa, la splendida alternanza di coste sabbiose e d’insidiose rocce, i capolavori d’arte come il Duomo di Cefalù e quello di Monreale, di per sé già presentano questa provincia che da sola vale un viaggio. La natura s’intreccia con architetture che sfidano il tempo in modo così stridente che non si riesce, ad esempio, a capire se sia il Duomo che fa di Cefalù una perla o se, al contrario, sia la splendida rocca che lo protegge esaltandone l’architettura normanna di Guglielmo il Buono. Tutto ciò senza ancora aver conosciuto il capoluogo e i suoi dintorni.
Città caotica, Palermo accoglie e offre gioielli d’ogni periodo storico che hanno plasmato la sua anima. Dalla ricca Cappella Palatina alla spoglia ma maestosa Cuba, dal brusio arabo dei mercati alle statue mute del Serpotta, dal deciso arancio della conca d’oro ai variopinti fiori tropicali della Jacaranda mimosefoliae, il viaggiatore è abbagliato e stordito.
Per fuggire e mitigare queste forti emozioni cannoli e spremute di agrumi possono ridare energia per continuare la visita. Bastano pochi minuti, allontanandosi dai capolavori artistici che la città offre, per immergersi nelle acque accoglienti di Capo Gallo e sentirsi come su un’isola lontana anni luce dalla civiltà contemporanea.
Arrivando via mare ci accolgono la maestosità della Conca d’oro e quello che Goethe definì “il più bel promontorio del mondo”. Proprio sul Monte Pellegrino i graffiti, all’interno di grotte-rifugio, dimostrano come questi luoghi erano già patria di artisti fin dalla Preistoria. Dopo pochi chilometri si passa alla civiltà greca delle rovine di Solunto e così via, in una corsa storica che ci riporta alle falde del Monte Pellegrino, dove il Liberty di Villa Igea ci conduce tra i fasti “quasi parigini” di una delle capitali europee dell’inizio del XX secolo.
Viviana ContePer la mia piccola vacanza a Palermo ho scelto un itinerario classico, che mi permettesse di scoprire e ammirare il lato storico e culturale della città, senza tralasciare ovviamente un “assaggio” dell'enogastronomia del territorio. Il percorso si è svolto in tre giorni. La prima mattina mi sono dedicata alla visita al Palazzo dei Normanni,a seguire i mosaici della Chiesa Palatina e i suoi bellissimi giardini, per finire,la Chiesa di san Giovanni degli Eremiti. Pranzo al sacco e piccola sosta, per poi riprendere dalla Cattedrale e dal Mercato delle Pulci. Successivamente visito la chiesa di San Giuseppe dei Teatini e Piazza Pretoria. Ceno a piazza Bellini con la splendida scenografia creata dalle chiese di san Cataldo e la Martorana. Il secondo giorno comincio di buon mattino con il mercato della Vucciria, la chiesa di San Francesco e la chiesa della Magione. Pranzo al Caffè Antico dove per dessert gusto i rinomati dolci siciliani. Al pomeriggio il percorso continua con l'Orto Botanico e palazzo Bufera. Anche il secondo giorno si conclude. Cena al Ristorante Caciocavallo e scorpacciata di spaghetti alla palmetta e arrosto di pesce fresco. Il terzo giorno trascorre tra altri affascinanti monumenti: la Chiesa di san Domenico, la Galleria d'Arte Moderna, il Teatro dei Pupi e il teatro Massimo. Concludo in bellezza con una cena in un angolo suggestivo della Palermo storica e la visita alla Spasimo resa ancora più bella dalle luci della notte.