
La provincia di Salerno è la seconda, dopo quella di Napoli, ed è la più estesa fra tutte le province della Campania. Salerno si trova nella parte più a nord dell’omonimo golfo del mar Tirreno.
Le testimonianze sulla sua fondazione risalgono ai tempi lontanissimi. Si presume che la città sia stata abitata sin dalla preistoria divenendo colonia romana con il nome di Salernum. Dopo un periodo di scontri fra i Goti e i Bizantini divenne, precisamente nel 646, un importante principato longobardo e conobbe un periodo di grandezza sia economica che culturale. Anche sotto il dominio normanno, nei sec. XI e XII, continuò lo splendore di Salerno ed è proprio in questo periodo che Roberto il Guiscardo fondò quella scuola dalla quale uscirono i più grandi medici del Medioevo, la Scuola medica salernitana. Con gli Svevi e gli Angioini ebbe inizio, invece, la decadenza di Salerno. Nel 1856 Carlo Pisacane tentò invano di scacciare i Borboni con la sfortunata spedizione di Sapri. Nel 1860 la città fu annessa al Regno d’Italia e fu sede del primo governo nazionale dopo la caduta del fascismo, nel 1944.
Salerno è una sintesi affascinante di quanto il Mediterraneo può offrire. La città si propone, sempre più, in modo accogliente per i turisti e per i visitatori che qui giungono da tutto il mondo. La sua provincia è molto estesa e, assieme alla Costiera Amalfitana, all'area archeologica di Paestum e al Cilento incontaminato, comprende anche l'ampia piana attraversata dal fiume Sele e dai suoi affluenti e il Vallo di Diano.
Gioielli campani sono anche i parchi e le riserve, importanti per i loro valori naturalistici, ambientali e paesaggistici di grande pregio. Qui si tutela la biodiversità, si proteggono i boschi anche per ridurre il rischio di inondazioni e si garantisce la disponibilità di acqua dolce e l'integrità dell'ambiente. Un patrimonio da tramandare intatto al futuro, traino dell'economia locale. Dai parchi nasce e si sviluppa un circuito virtuoso che punta a valorizzare quelle realtà non solo ambientali ma anche culturali, storiche, agricole e artigianali che caratterizzano Salerno e la sua provincia.
Eleonora LeoneL'agosto scorso io e un gruppo di amici di Salerno ci siamo diretti, di buon mattino, verso i Monti Alburni “arrampicandoci” sui sentieri montani , alla ricerca di itinerari turistici. Partiamo alle 8.00 da Salerno in direzione Ottati, ridente paesino ai piedi del Monte Panormo, la vetta più alta degli Alburni. Dopo aver percorso l'autostrada A3 SA-RC fino a Campagna, imbocchiamo la Strada Statale 19 in direzione Serre-Persano. Arrivati presso le grotte di Castelcivita svoltiamo a sinistra per dirigerci verso Ottati e salire sulla cima del monte Panormo. Giunti a 1400 m di altitudine si raggiunge una grande pianura, tappezzata di verdi prati, abitata per lo più da mandrie di mucche. È qui che sorge il rifugio Panormo, all'interno del quale vi è anche un piccolo ristorante, circondato dai pozzi d'acqua utilizzati per abbeverare le mandrie. Immersi in una fitta vegetazione, i sentieri che conducono sino alla vetta del Panormo sono delimitati da piccole bandiere disegnate sui tronchi dal Club Alpino Italiano. La flora e la fauna sono rigogliose; nel periodo giusto è possibile raccogliere pregiati funghi. Dopo esserci concessi un appetitoso pic-nic all'ombra di un faggio, siamo saliti a bordo delle auto e siamo scesi dal Panormo in direzione S. Angelo a Fasanella per visitare la grotta di S. Michele Arcangelo, all'interno della quale sorge un'antica chiesa rupestre. Decidiamo poi di scendere verso la vallata sottostante per visitare la spettacolare risorgenza carsica dell'Auso, dove da un costone roccioso sgorga acqua sorgiva che da origine al fiume Auso-Fasanella. Poco più a valle un ponticello medievale attraversa il fiume e conduce ad un mulino ad acqua. Tornando indietro decidiamo di cambiare strada e ci dirigiamo verso Petina, per cercare la scultura rupestre che raffigura l'Antece, la quale sembra proprio posta a guardia delle bellezze naturali circostanti. Dopo la scoperta risaliamo nuovamente in macchina per riprendere la strada dove sorge il Casone dell'Aresta, uno dei più grandi osservatori astronomici d'Italia, e che poi scende verso Petina. Arrivato ormai l'imbrunire, dopo aver attraversato il comune di Petina e Sicignano degli Alburni, imbocchiamo nuovamente la S.S.19 per ritornare verso casa, carichi di emozioni ed energia regalateci dalla natura e dalle sue infinite bellezze.