
Chieti è il capoluogo di provincia dell’Abruzzo e sorge a circa 350 metri di altezza in un’area collinare attraversata dalle acque del fiume Aterno-Pescara e dall’Alento. La città ha origini molto antiche, persino più antiche di Roma di quasi 500 anni. Si racconta che fu fondata da Achille che decise di chiamarla Teate in onore di sua madre, la nereide Teti. Il personaggio mitologico è rappresentato nello stemma del Comune su di un cavallo rampante, mentre regge una lancia e uno scudo sul quale è riprodotta una croce bianca su campo rosso con quattro chiavi d’oro, probabilmente le chiavi delle quattro porte d’ingresso dell’antica. Un’ipotesi meno bizzarra ma al contrario più veritiera è quella che attribuisce a Chieti un’origine italica dove il termine Teate significherebbe “collina boscosa”.
Abitata dalle antichissime genti osche fu invasa da popolazioni appartenenti alla tribù dei Marsi intorno al 1000 a.C. le quali, preso il nome di Marrucini, si stanziarono definitivamente sulle terre intorno a una collina che domina la valle del fiume Pescara. La città divenne il centro più importante del territorio dei Marrucini che riuscirono a vivere in buoni rapporti con la potente Roma. Ma quando non venne riconosciuta loro la cittadinanza, si unirono alle altre popolazioni italiche locali, dando vita alla “Guerra Sociale”, nel primo secolo avanti Cristo. Al termine di lunghi e estenuanti combattimenti Roma infine cedette concedendo loro la cittadinanza e Teate così divenne un centro di rilevante importanza. Il periodo di massimo splendore per la città si può individuare tra la fine della Repubblica e il primo secolo dell’Età imperiale, grazie alla protezione di alcune illustri famiglie teatine tra cui spicca il nome degli Asini. Numerose iscrizioni pubbliche, un mosaico, un muro reticolato e un gruppo di edifici sacri che ne delimitano l’area su due lati sono stati rinvenuti dove sorgeva l’antico foro, sede oggi del Seminario. Altro ritrovamento interessante è un complesso costituito da due tempietti gemelli della seconda metà del I secolo d.C. e da un terzo minore e più tardo, tutti situati sopra un alto podio.
Silvia GrecoL'estate scorsa io e il mio neo-maritino abbiamo trascorso tre giorni immersi nel Parco naturale della Maiella, la “montagna madre” della tradizione abruzzese. il nostro itinerario si è snodato tra querce e boschi di faggi secolari, sino ad arrivare sulla bianca spiaggia ai piedi di Vasto. Un viaggio che è stato soprattutto un'esperienza dell'anima e che non potevo condividere se non con la persona giusta. Primo giorno: visita al centro storico di Chieti: la cattedrale in Piazza Vittorio Emanuele dedicata a San Giustino, il Teatro Marrucino e il Museo Archeologico nazionale nell'arena della Civitella; a seguire: scoperta degli eremi dell'area Serramonacesca, di Petroro e Roccamonice. Secondo giorno: tappa a Caramanico terme, la località termale più famosa d'Abruzzo. Visita a sant'Onofrio Morrrone e arrivo a Sulmona, la città dei confetti. Terzo giorno: visita alle chiese medievali di Sulmona; in conclusione: gita al mare a Vasto. Merita di essere ricordato il ristorate "La Masseria" a Chieti e i suoi arrosticini di pecora abruzzesi cotti alla brace, come da tradizione, , gli gnocchi di patate e il Montepulciano.