Per quasi tutto il Novecento è scomparso dalle tavole degli italiani, salvo poi tornare prepotentemente di moda. Il farro, e il Farro biologico in particolare, oggi è stato riscoperto e viene utilizzato nelle maniere più disparate: dall'antipasto al dolce, con il vantaggio che la ricchezza di glutine e il sapore allettante ne fanno un cereale particolarmente sano e gradevole. L'unica zona d'Italia nella quale la coltivazione del farro aveva continuato a resistere, seppur limitatamente a pochi ettari, era quella dell'Italia centrale, della Garfagnana, e della provincia di Terni, in particolare. Ed è proprio questa la zona nella quale oggi è maggiormente diffusa la coltivazione del farro con sistemi da agricoltura biologica.Inoltre, il proverbio 'chi mangia il farro non nutre il medico' la dice lunga sulle virtù benefiche che vengono tradizionalmente attribuite a questo cereale.
Secondo le note di Taccuini Storici, il Farro biologico sarebbe 'originario della Palestina. Nella penisola italica il farro cominciò a circolare intorno al VII sec. a.C. e fu certamente il primo cereale coltivato nella Tuscia e nel Lazio, diventando il cibo preferito di Etruschi e Romani, che per lungo tempo ne fecero il loro pasto quotidiano'. Secondo le leggi repubblicane di Roma del V sec. a.C., 'anche i prigionieri o gli schiavi avevano diritto a una libbra (circa 300 gr.) di farro al giorno, e persino i legionari di Cesare partivano con un pugnetto di farro nella bisaccia, per poi diffonderlo nelle lande più sperdute dei domini romani. Con questo grano, dal quale deriva il termine farina, si celebrava il rito matrimoniale (confarreatio) nel mondo classico romano. Una cerimonia che, dopo il sacrificio a Giove, vedeva donata agli sposi una focaccia di farro (farrum) da spezzare e consumare assieme'.
In provincia di Terni la semina del Farro biologico viene fatta oggi su larga scala. Non c'è agricoltore – si può dire – che non ne coltivi, così che questa zona dell'Umbria ne è diventata la maggior produttrice in Italia. Si semina in alta collina tra ottobre e novembre e il periodo di raccolta è nei mesi di luglio e agosto con mietitrebbiatura. Seguono le fasi di 'sbramatura' (il procedimento che libera il chicco vero e proprio dal guscio) e confezionamento del prodotto. E' a questo punto che il farro, libero dalla 'corteccia' viene chiamato 'farro perlato': per via del colore più chiaro ottenuto dopo la sbramatura e della lucentezza del chicco. Il Farro biologico è ricco di vitamine, sali minerali, proteine, acidi grassi polinsaturi, ferro, rame e manganese. La ricchezza di fibre di questo cereale lo rende utile nelle diete dimagranti, agli sportivi per l'apporto di ferro e calcio e a chi soffre di osteoporosi.
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