Non sono certamente le marmellate sarde la prima cosa che viene in mente quando si pensa a questa grande e sorprendente isola. Sono certo più famosi i formaggi o la carne di pecora e d'agnello, il porceddu e il pane carasau. Ma la Sardegna è una regione nella quale la tradizione conserviera ha radici antiche e molto casalinghe: dalla montagna, dal mare e dalle colline arrivano le materie prime per le conserve fatte in casa. E da qualche decennio a questa parte sono in aumento le materie prime ottenute con criteri biologici.
Nella provincia di Cagliari, per esempio, sono in aumento le produzioni ortofrutticole biologiche. Si tratta di aziende medio-piccole, che hanno deciso di contenere la quantità a beneficio della qualità. Ma dalla frutta e dalla verdura di stagione, quando non vengono direttamente vendute all'utente finale, si producono conserve e marmellate e le famosissime verdure in scapece.
Quella delle marmellate sarde biologiche è una produzione molto richiesta dai gourmet. Prima del forte sviluppo turistico, era il nord dell'isola a produrre la maggior quantità di marmellate sarde. Oggi è la provincia di Cagliari a distinguersi per la produzione e la distribuzione di marmellate dai frutti di stagione, in particolare meloni, pesche, albicocche, fichi, fichi d'india, fragole. Da circa due decenni, infatti, anche grazie agli incentivi della Comunità europea, sono in aumento le aziende ortofrutticole che producono con criteri da agricoltura biologica. Ne beneficia soprattutto la produzione di olio extravergine d'oliva. Ma è fortissima - specialmente dai mercati non regionali - anche la richiesta di conserve di verdure come lo scapece, di sottolio di cipolline selvatiche o di cotognata. La cotognata sarda è molto richiesta come accompagnamento di carni grasse, pollame e selvaggina. Arrivano invece soprattutto dalla Barbagia la pilarda de pira (pere essiccate) e le pire in cuffettu (pere sottaceto).