Moscato di Sardegna Doc, la parola si confonde con l'aroma. Il vitigno Moscato è presente sull'isola sin dai tempi dei Romani e con il tempo si è differenziato notevolmente dal suo ceppo originario. Prodotto con uve del vitigno Moscato bianco coltivato in tutto il territorio regionale, la sua vinificazione richiede l'impiego di uve al giusto punto di maturazione o lievemente acerbe, se i vigneti sono coltivati ad alberello. Non è da tutti accompagnarsi alla frutta, lui lo fa bene ed esalta le fragranze della piccola pasticceria, dolci a pasta non lievitata con uva passita e canditi e torte di pandispagna alla panna.
Molto indicati gli ampi ballon a una temperatura di 18-20°C; questo moscato dà il meglio di sè entro l'anno successivo all'imbottigliamento. Presenta colore giallo paglierino con accenti brillanti; odore caratteristico, delicato e aromatico; sapore dolce, delicato, fruttato; gradazione minima di 11,5 gradi. La zona di produzione comprende tutto il territorio regionale, con sottodenominazione Tempio Pausania o Tempio e Gallura; i vigneti della Doc (riconosciuta nel 1980) si coltivano in terreni tradizionali, non superiori ai 450 metri sul livello del mare. Se è vero che i vini bianchi sono generalmente più delicati, nel senso che più facilmente possono subire alterazioni microbiche o fermentazioni anomale, il metodo di produzione del Moscato di Sardegna Doc richiede attenzione e cura, a cominciare dalla raccolta delle uve perfettamente sane, prive di attacchi parassitari. Essendo uno spumante, la vinificazione richiede che una base di vino venga fatta rifermentare in autoclave, chiusa ermeticamente, con l'aggiunta di zuccheri e lieviti (metodo Charmat). Il moscato viene imbottigliato a freddo dopo la presa di spuma. La sua eccellenza è stata premiata con la medaglia d'oro al Vinitaly 2007.
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