Vigneti che s'inerpicano sui fianchi delle montagne; vigneti che rivestono la pianura lungo la collina morenica più lunga d'Europa, la Serra di Ivrea; vigneti che prosperano all'ombra dei castelli e in prossimità dei laghi morenici. Siamo nel Canavese, territorio che dà il nome alla Doc estesa su 98 comuni in provincia di Torino. I vini del Canavese, assurti a notorietà internazionale, sono prodotti da cantine sociali cooperative e da aziende private. I più noti sono l'Erbaluce e il Carema, rispettivamente bianco e rosso.
L'Erbaluce di Caluso doc è un secco dal sapore molto intenso, da gustare fresco con gli antipasti, minestre e risotti con salse a base di pesce; piatti di pesce di lago e di fiume. E' prodotto in 35 comuni di cui la maggioranza (31) sono in Canavese, 3 in provincia di Biella e 1 in provincia di Vercelli. È il primo bianco piemontese ad aver ottenuto la Denominazione di Origine Controllata e deve il suo nome all'uva da cui deriva, che in autunno si accende di riflessi caldi di vivo rame, leggermente rosati. È un vino che non ha bisogno di invecchiamento. Agli occhi effonde un giallo paglierino brillante; al naso profumo fine, vinoso e caratteristico; in bocca sapore secco, fresco e caratteristico. Il Caluso Passito Doc si ottiene vinificando le uve Erbaluce, con eventuali aggiunte di Bonarda locale (massimo 5%), dopo un appassimento protratto fino al primo febbraio successivo alla vendemmia. È il risultato della vinificazione di grappoli sani accuratamente scelti e sottoposti ad un appassimento naturale, sia appendendoli singolarmente, sia ponendoli su graticci per far evaporare l'acqua dell'acino e trattenere la concentrazione degli zuccheri. Deve essere invecchiato almeno quattro anni, cinque per la menzione riserva. Raggiunge così la brillantezza che va dal giallo oro all'ambrato scuro; profumo etereo, delicato e caratteristico; sapore dolce, armonico, pieno e vellutato. Accompagna con gioia dolci secchi o zabaione. Non manca la versione Erbaluce di Caluso Spumante, nelle versioni Champenoise e Charmat.
Il Carema Doc prende il nome dall'omonimo paese, al confine con la Valle d'Aosta, dove la viticoltura, favorita dalle felici condizioni del clima e dalla natura del terreno, viene praticata su terrazze artificiali abbarbicate sulla montagna fino a 600 metri di altezza. Già nel 1597 il medico Andrea Bacci nel suo libro "De naturali historia vinorum" nomina il Carema tra i vini migliori ed afferma che era ammesso alla Corte dei Savoia ed apprezzato da Pontefici e Cardinali. Il vitigno dominante è il Nebbiolo, uno dei pochi che riescono a prosperare in queste terre. S'invecchia per almeno quattro anni, due dei quali in botti di rovere o di castagno. Ha sapore asciutto e un profumo molto intenso che si abbina perfettamente alle carni rosse e ai formaggi stagionati.