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Alberto Burri e il fascino della materia

Sacchi, plastiche, ferro, cellotex (un mix di segatura e vinavil) e molto altro sono i materiali che Alberto Burri, uno dei massimi protagonisti dell'arte del XX secolo, usava per le sue opere in un'indagine artistica alla scoperta della bellezza della materia. Proprio quelle opere, che tanto fecero tuonare la critica e il pubblico, ma che finirono per conquistare entrambi, costituiscono la rivoluzione artistica del maestro. Una rivoluzione durata 50 anni, dalle prime tele figurative del 1945 fino alle sperimentazioni più avventurose conclusesi con la sua morte nel 1995.

Un'enorme mole di lavoro che oggi può essere scoperta nel corso di un itinerario umbro a Città di Castello, paese natale dell'artista, nella Fondazione Palazzo Albizzini "Collezione Burri", nata nel 1978 per volontà dello stesso Burri che, con una prima donazione, la dotava di trentadue opere. La collezione Burri è sistemata in due sedi: a Palazzo Albizzini e nell'ex seccatoio del Tabacco. La Collezione a Palazzo Albizzini è stata aperta al pubblico nel dicembre 1981 e comprende circa centotrenta opere dal 1948 al 1989, ordinate cronologicamente in venti sale. Insieme all'altra sede espositiva degli Ex Seccatoi del Tabacco inaugurata nel luglio 1990, che ospita 128 opere dal 1970 al 1993, è la raccolta più esaustiva sull'artista, con opere di altissima qualità selezionate dal pittore stesso. Inoltre, presso la Fondazione sono allestite la biblioteca, ricca di materiale relativo all'arte moderna e contemporanea, la fototeca, che raccoglie tutta la documentazione riguardante l'opera di Alberto Burri e l'archivio, che conserva un'esauriente bibliografia sull'artista.

 

Per saperne di più

 www.fondazioneburri.org
www.gallerianazionaleumbria.it

Vania Brogi
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